giovedì 29 marzo 2007

Dal blog di Kareem Amer

I giornali avevano dedicato il mese scorso (febbraio 2007) un po’ di attenzione alle vicende di Abdel Kareem Nabil Suleiman (meglio noto come Kareem Amer), il blogger egiziano condannato a 4 anni di carcere per aver criticato il governo egiziano e le autorità religiose.
Per capirne di più, e per non dimenticare che la libertà di espressione è un diritto fondamentale dell’uomo, proponiamo la traduzione in italiano di un articolo pubblicato da Kareem Amer sul suo blog prima dell’arresto. È stato tradotto in inglese dal Free Kareem Coalition.
Lunedì 11 settembre 2006 Non c’è altra divinità se non l’essere umano È sensato parlare di “restrizioni” alla libertà? Questa domanda mi assale ogni volta che mi imbatto in presunti sostenitori del liberalismo in Medio Oriente e li sento contraddirsi per evitare di scontrarsi con il pensiero corrente, e raccogliere consensi senza prendere in alcun modo in considerazione il significato assoluto del principio cui si appellano. Principio che, ovviamente, contraddice i principi della società ed i valori che ha ereditato. La libertà, per come l’ho imparata, l’ho capita, e per come la intendo, è la liberazione dell’essere umano da tutti gli orpelli che lo opprimono. La schiavitù, che ne costituisce l’antitesi, rappresenta la sottomissione dell’essere umano a restrizioni poste con lo scopo di controllare lui e la sua vita. Dove vi sono restrizioni non vi è libertà, e dove vi è libertà, non vi sono restrizioni. Tutto questo è evidente e non ha bisogno di prove pratiche, ed è illogico obiettare che devono essere presi in considerazione i valori della società o i credo religiosi. O prendiamo come nostro fine la libertà assoluta, oppure è meglio essere onesti con noi stessi ed ammettere di odiare e rifiutare la libertà, e di preferirle l’imposizione di regole e restrizioni. Il rifiuto di limitazioni alla libertà non significa che l’essere umano deve poter fare tutto ciò che è in suo potere fare. Se io sono forte, ciò non significa che devo essere libero di soggiogare chi è più debole. Perché uno dei principi fondamentali, quando si parla di libertà, è non violare la libertà altrui; in questo modo la libertà acquista un significato, e non è semplicemente una giustificazione per le azioni di coloro che, con la forza, sottomettono altri. La libertà, associata alla responsabilità, è un diritto per tutti gli esseri umani, senza alcuna distinzione, e per avere un quadro realistico di questo diritto, ogni singolo individuo deve rispettare la libertà altrui, e non limitarla. È compito della legge organizzare questi aspetti, e fare in modo che ogni individuo non violi la libertà altrui nel nome della “libertà”. Il che ci porta ad un punto importante: la funzione fondamentale della legge è di organizzare le relazioni tra gli individui all’interno della società, e di proteggere la loro libertà dallo sfruttamento o dalla restrizione. I legislatori hanno quindi il diritto di imporre ad altri – alla libertà di altri esseri umani – limitazioni ulteriori, che non hanno nulla a che vedere con la necessità di evitare la violazione della libertà altrui? Ad esempio: la legge può stabilire che è criminale un atto che non ha effetti al di fuori della vita privata di un uomo? Ed è ammissibile imporre per legge ai cittadini degli obblighi che, di fatto, limitano la loro libertà personale? Credo che questi aspetti non rientrino negli scopi per i quali la legge è stata creata e, di conseguenza, questa può essere considerata una deviazione dal suo scopo originario, ossia la protezione della libertà degli individui. E così, da strumento di protezione della libertà individuale ne diventa una restrizione, senza alcun beneficio se non la sottomissione dell’individuo al bene di una nuova organizzazione sociale, che onora la legge più di quanto onori l’uomo (la divinità). L’essere umano viene prima della costituzione dell’organizzazione sociale, e la necessità di costituirsi in una società ha comportato la nascita della legge. E come si sa, una delle più importanti funzioni dell’organizzazione sociale è proteggere, con la legge, l’integrità dei diritti dei singoli individui. Pertanto, è l’individuo –che precede la legge – che deve essere onorato e rispettato, e non la legge (che viene dopo), e che dovrebbe proteggere i diritti degli individui, non limitarli. Indipendentemente dal fatto che questa legge si basi sulle tradizioni, sulla religione, o su di un approccio positivista, non può in alcun caso dominare l’essere umano, e porsi come un fardello suo suoi desideri e sui suoi sogni. Le leggi non sono altro che prescrizioni rigide e sorde, mentre l’essere umano è un insieme di emozioni vive che non possono essere sottomesse a questa sorda entità, e noi non abbiamo alcun diritto di soggiogarlo con queste prescrizioni. In sostanza, dobbiamo risalire alle origini e definire esattamente la funzione della legge nella nostra vita. E, prima ancora, dobbiamo convincere l’essere umano della sua “santità” come individuo, dobbiamo convincerlo che nulla può superarlo in importanza né può stargli davanti. Ne consegue che la legge deve essere a servizio, a protezione e per l’organizzazione della sua vita. Non può essere uno strumento di dominio al quale prostrarsi e rendere onori.

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