mercoledì 11 aprile 2007

Il ministro degli esteri egiziano rifuta le critiche per l'incarcerazione di Kareem Amer

Per evitare che la vicenda di Kareem Amer passi nel "dimenticatoio", e con questa il tema della libertà di espressione su Internet, traduciamo questo articolo dal sito "Free Kareem!", pubblicato l'8 marzo 2007:

Poco dopo la sentenza dello scorso 22 febbraio, il Ministro degli Esteri egiziano ha dichiarato pubblicamente che l'ondata di sdegno internazionale seguita alla condanna del blogger egiziano non riveste per lui alcuna importanza. Abbiamo (l'associazione Free Kareem, ndr) tradotto dall'arabo questo articolo di Al-Jazeera Il Cairo condanna le Reazioni alla condanna al carcere del Blogger Ahmed Abul-Gheit considera le critiche alla condanna di Abdul Kareem Suleiman delle interferenze sul sistema giudiziario. Nella foto, Ahmed Abul-Gheit
L'Egitto critica pesantemente le reazioni alla condanna a 4 anni di carcere del blogger egiziano accusato di attaccare, nel suo blog, l'Islam ed il presidente Hosni Mubarak Il Ministro degli Esteri egiziano Ahmed Abul-Gheit ha dichiarato che nessuno, "chiunque esso sia" deve intromettersi nel lavoro dell'autorità giudiziaria egiziana, ne commentare le sue decisioni. Abul-Gheit ha anche affermato che l'Egitto rifiuta le posizioni di alcuni "media ed organizzazioni non governative straniere", esprimendo il "forte disappunto e la costernazione" dell'Egitto per quanto è stato detto. Un tribunale di Alexandria, nel nord dell'Egitto, ha condannato Abdul Kareem Suleiman a quattro annni di prigione, con l'accusa di disprezzare la religione islamica e di insultare il presidente Mubarak. Il tribunale "Moharram Bek Misdemeanor" ha condannato l'accusato a tre anni di carcere per l'accusa di disprezzo della religione islamica, e ad un anno per le offese al Presidente. Suleiman era uno studente all'Università Al-Azhar, che lo aveva espulso lo scorso anno e che aveva richiesto che venisse processato. E' il primo blogger egiziano ad essere condannato al carcere. Il portavoce del Dipartimento di Stato Americano, Tom Casey, ha dichiarato la propia preoccupazione per l'incarcerazione del blogger Abdul Kareem Suleiman, condannato per aver espresso le propie opinioni. La sentenza è stata criticata anche dalle organizzazioni per i diritti umani egiziane ed estere, quali il "Committee to Protect Journalists" con sede a New York e l'"Egyptian Organization for Human Rights". Otto articoli Suleiman ha firmato i propri articoli con l'appellativo di Kareem Amer. E' stato processato per il contenuto di otto post, pubblicati sul suo blog, nei quali critica fortemente l'Università Al-Azhar, descritta come "l'Università del terrorismo e dell'estremismo". Inoltre, in uno di questi articoli, critica Mubarak, paragonandolo ad un "dittatore faraonico". In un altro articolo intitolato "la nuda verità sull'Islam come la vedo io", Suleiman parla degli scontri tra sette religiose avvenuti ad Alexandria nel 2005, accusando i mussulmani di aver fomentato gli scontri ed infangandone l'immagine. In custodia dallo scorso Novembre, Suleiman non ha mai rinnegato quanto scritto, affermando che gli articoli riflettono solo le proprie opinioni personali. Gli avvocati della difesa hanno dichiarato che ricorreranno in appello contro la condanna, ritenendo ingiusto il processo.
Il ministro Abul-Gheit si domandanda come mai il mondo sembri così interessato e preoccupato per l'attività giudiziaria dell'Egitto. A costo di essere anacronistici, una risposta eloquente è stata scritta proprio da Kareem Amer, poco prima del suo arresto:
Io dichiaro, in modo franco e netto, che rifiuto e rigetto ogni legge, ogni legislazione, ogni regime che non rispetti i diritti dell'individuo e la libertà personale, e che non riconosca l'assoluta libertà di azione dell'individuo - fintantochè non danneggi chi gli sta attorno -, e che non riconosca l'assoluta libertà delle persone di esprimere le proprie opinioni, quali esse siano, fintantochè queste opinioni siano solo parole e non siano accompagnate da azioni tali da danneggiare gli altri. Allo stesso tempo dichiaro, in modo franco e netto, che tali leggi non possono determinare alcun obbligo per me, nè io ne riconosco l'autorità o l'esistenza. Detesto, con tutto me stesso, chiunque lavori per il loro sviluppo, chiunque le prenda come riferimento, chiunque sia soddisfatto della loro esistenza o ne tragga giovamento. E se queste leggi ci sono imposte, e noi non abbiamo il potere o la forza di cambiarle perchè questo potere è nelle mani di altri, che sono estremamente soddisfatti per l'esistenza di queste leggi e le applicano: nondimeno, tutto questo non mi indurrà alla sottomissione, ne mi metterò calmo in attesa di sollievo o appagamento. Dichiaro inolte che non riconosco la legittimità delle indagini in corso su quanto ho scritto, che rientrano nell'ambito della libertà personale di esprimere le mie opinioni. Questa libertà è sancita dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, che l'Egitto ha sottoscritto. Ma, lasciando stare la Dichiarazione, e anche se non esistesse, e anche se l'Egitto non l'avesse sottoscritta, i diritti umani esistono in quanto tali e non hanno bisogno di una legislazione o di leggi per regolarli o per definirne l'esistenza.

1 commenti:

sharon ha detto...

Grazie per questo vostro contributo acchè la vicenda di Kareem non cada nell'oblio mediatico e quindi anche politico.
Mi chiamo Sharon e sono in contatto con la Free Kareem Coalition per organizzare una manifestazione a Roma il 27 Aprile in supporto di Kareem.
Siete coinvolti anche voi? Ne sapete qualcosa? Vi interessa?
Se pensate che possiamo in qualche modo collaborare, allora lasciatemi un messaggio sul mio blog: sharonlapaz.ilcannocchiale.it
Grazie ancora,
sharon