tag:blogger.com,1999:blog-22279429968299101862008-07-17T01:56:57.537+02:00dalMondo.infotheViewPoint.orghttp://www.blogger.com/profile/00674114411965021188noreply@blogger.comBlogger171125tag:blogger.com,1999:blog-2227942996829910186.post-43730650576711144072008-04-27T14:30:00.002+02:002008-04-27T14:33:25.895+02:00Cavalieri agli antipodi<span style="font-family: arial;">di <a href="http://igrandireportages.blogspot.com/">Valeria Gentile</a></span>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-family:arial;">Nella prima fotografia, di Gordon Wiltsie, dei mandriani guidano i cavalli per il ritorno a Darhad Valley, in <span style="color: rgb(204, 153, 51); font-weight: bold;">Mongolia</span>, dopo lo svernamento nell'altro lato delle montagne, a più di tremila metri di altezza. Queste popolazioni hanno vissuto spostandosi tra le montagne per generazioni, ma il governo si sta impegnando per trasferire le popolazioni nomadi in centri urbani più stabili. Questo, purtroppo, significherà la fine di questi viaggi che si ripetono due volte all'anno. E' davvero un peccato che tutto questo si perda, e che si perda il piacere dell'uomo nell'ammirare quei colori, ascoltare quei suoni, sentire quei profumi, nella natura. Qualcosa che noi "occidentali civilizzati" abbiamo già perso da tempo.
</span><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photography.nationalgeographic.com/photography/photo-of-the-day/herders-darhad-valley-wiltsie.html"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp3.blogger.com/_AN6wNCJ3WYc/SBRtbSbESEI/AAAAAAAABbo/XzmnGQlunB4/s400/herders-darhad-valley-wiltsie-760636-ga.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5193896585834285122" border="0" /></a>
<span style="font-family:arial;">
Nella seconda fotografia, invece, di William Albert Allard, un uomo si esibisce in un rodeo, completando il giro di introduzione in un'arena di fango a Tucson, in </span><span style="font-weight: bold; color: rgb(51, 51, 255);font-family:arial;" >Arizona</span><span style="font-family:arial;">. Il Rodeo è l'evoluzione delle più pericolose tecniche degli antichi cowboy, che le usavano per domare i cavalli e catturare o marchiare i bovini. Durante questi spettacoli si cavalca in piedi sulla sella, al contrario, in gruppo, si prendono alla fune tori e vitelli. Uno dei tanti modi in cui l'uomo "gioca" con gli animali e con la storia, unendo allo spettacolo e all'esibizione il ricordo di ciò che si è stati in passato.</span>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-family:arial;">
</span><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photography.nationalgeographic.com/photography/photo-of-the-day/rodeo-rider.html"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_AN6wNCJ3WYc/SBRvHybESFI/AAAAAAAABbw/eHjXIKWgptc/s400/rodeo-rider-523857-ga.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5193898449850091602" border="0" /></a></div></div>
<a style="font-family: arial;" href="http://del.icio.us/leryakind/antipodi" rel="tag">[antipodi]</a>kindleryanoreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-2227942996829910186.post-68025909965978194792008-01-22T22:58:00.000+01:002008-01-24T11:53:49.799+01:00Palestina: Gaza, una città sotto assedio<a href="http://orangesandolives.blogspot.com/2008/01/never-before.html" target="_blank" alt="Articolo sulla situazione a Gaza dopo l'embargo israeliano">© Oranges and Olives</a>
<table cellspacing="2" cellpadding="1" width="100%"><tbody><tr>
<td valign="top" width="50%"><div style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="font-size:85%;">
<img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117431425611864850" style="FLOAT: left; MARGIN: 2px" src="http://bp2.blogger.com/_AmbUSxDNd3Y/RwTExK4EGxI/AAAAAAAAAdY/McIdmohscLc/s200/flagIT.gif" border="0" /><span style="font-weight:bold;">Mai prima d'ora</span>
<br/>
Mai prima d’ora nella storia contemporanea si era verificato un asssedio di più di un milione e mezzo di persore. Un assedio che può mettere in grave pericolo le loro vite, e il mondo stava là a guardare. Ciò che si permette che accada a Gaza non ha precedenti. Lasciare che ciò accada, nel ventunesimo secolo è un segno di come il mondo sia moralmente corrotto.
<br/>Il principale generatore di corrente elettrica a Gaza è stato messo fuori uso. Il secondo e ultimo sarà fuori uso entro poche ore. Tutto a Gaza sarà avvolto dal buio. Questa situazione coinvolge gli ospedali, che non saranno in grado di continuare a curare i pazienti in assenza di corrente elettrica. A Gaza scarseggiano cibo e acqua potabile, con la mancanza di corrente elettrica, è difficile immaginare quanto ci vorrà prima che la situazione diventi una crisi umanitaria a tutti gli effetti. I bambini di Gaza si sono riuniti in una manifestazione chiedendo al mondo di “smettere di uccidere [loro]”, ma questo è esattamente ciò che avverrà se il mondo non dovesse intervenire.
</span></div></td>
<td valign="top" width="50%"><div style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-STYLE: italic;font-size:85%;" ><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117431434201799458" style="FLOAT: left; MARGIN: 2px" src="http://bp0.blogger.com/_AmbUSxDNd3Y/RwTExq4EGyI/AAAAAAAAAdg/ZuqjocCOqAw/s200/flagUK.gif" border="0" /><span style="font-weight:bold;">Never before</span>
<br/>
Never before in contemporary history has there been a siege on more than one and a half million people, A siege that can put at danger their lives, and the world has stood there and watched. What is being allowed to happen in Gaza is an unprecedented. To let this happen, in the twenty first century is just an indication of how morally corrupt the world is.
<br/>
In Gaza the main power generator engine has shot down. The second and last is due to shot down in few more hours. All of Gaza will go into the dark. That includes hospitals, which will not be able to continue to care for the patients without power.
Gaza is low on food and clean water, with the lack of power, it is hard to imagine how long it will take before the situation really turn into a humanitarian crisis. Children in Gaza went out in a demonstration asking the world to "stop killing [them]", but if the world doesn't interfere that's exactly what will happen. </span></div></td>
</tr></tbody></table>dMhttp://www.blogger.com/profile/12740046328308880386noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-2227942996829910186.post-77128053774084221682007-12-20T22:08:00.000+01:002008-01-25T10:23:00.686+01:00Libri: Sebastiao Salgado, Africa<img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;" src="http://bp1.blogger.com/_erstY2AAsuQ/R2pOev8zLrI/AAAAAAAAADI/jcCAKMzJcoo/s320/Cover_for_Salgado_Africa.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5146011814398734002" />
<table cellpadding="1" cellspacing="2" width="100%"><tbody><tr>
<td valign="top" width="50%"><div style="text-align: justify;"><span style="font-size:85%;">
<img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117431425611864850" style="margin: 2px; float: left;" src="http://bp2.blogger.com/_AmbUSxDNd3Y/RwTExK4EGxI/AAAAAAAAAdY/McIdmohscLc/s200/flagIT.gif" border="0" /><span style="font-weight:bold;">Un omaggio alla gente e alla natura dell’Africa</span>
<br/>
<br/>
Sebastião Salgado è uno dei più rispettati fotoreporter che lavorano oggi. La sua fama è stata guadagnata in decenni di impegno ed efficaci immagini in bianco e nero di individui diseredati e indigenti, immagini catturate in luoghi dove molti nemmeno oserebbero recarsi. Sebbene egli abbia fotografato tutto il Sudamerica e molti altri luoghi del pianeta, il suo lavoro è incentrato soprattutto sull’Africa, dove ha girato più di 40 reportage in 30 anni. Dalle tribù Dinka in Sudan e le Himba in Namibia, ai gorilla e ai vulcani nella regione dei laghi, ai profughi in ogni parte del continente, Salgado ci mostra tutte le sfaccettature della vita africana oggi. Sia che stia documentando sui rifugiati o su paesaggi sterminati, Salgado sa esattamente come cogliere l’essenza di un istante, in modo che chiunque guardi le sue immagini ne sia involontariamente attratto. Le sue immagini ci insegnano con abilità quali sono gli effetti della guerra, della povertà, della malattia, e delle condizioni climatiche ostili.
<br/>
Questo libro raccoglie le foto di Salgado in tre parti. La prima è incentrata sulla zona più a sud del continente (Mozambico, Malawi, Angola, Zimbabwe, Sud Africa, Namibia), la seconda sulla zona dei Grandi Laghi (Congo, Rwanda, Burundi, Uganda, Tanzania, Kenya), la terza sulla regione sub-sahariana (Burkina Faso, Mali, Sudan, Somalia, Ciad, Mauritania, Senegal, Etiopia). I testi sono forniti dalla celebre romanziera mozambicana Mia Couto, che descrive come l’Africa di oggi rifletta gli effetti della colonizzazione così come le conseguenze delle crisi economiche, sociali e ambientali.
<br/><br/>
Info: <a href="http://www.taschen.com/pages/en/catalogue/photography/all/01373/facts.sebastio_salgado_africa.htm" target="_blank" alt="Sebastião Salgado, Africa. Libro fotografico della Taschen">Taschen Books</a>
</span></div></td>
<td valign="top" width="50%"><div style="text-align: justify;"><span style="font-style: italic;font-size:85%;" ><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117431434201799458" style="margin: 2px; float: left;" src="http://bp0.blogger.com/_AmbUSxDNd3Y/RwTExq4EGyI/AAAAAAAAAdg/ZuqjocCOqAw/s200/flagUK.gif" border="0" />
<span style="font-weight:bold;">An homage to Africa's people and wildlife</span>
<br/><br/>
Sebastião Salgado is one the most respected photojournalists working today, his reputation forged by decades of dedication and powerful black-and-white images of dispossessed and distressed people taken in places where most wouldn’t dare to go. Although he has photographed throughout South America and around the globe, his work most heavily concentrates on Africa, where he has shot more than 40 reportage works over a period of 30 years. From the Dinka tribes in Sudan and the Himba in Namibia to gorillas and volcanoes in the lakes region to displaced peoples throughout the continent, Salgado shows us all facets of African life today. Whether he’s documenting refugees or vast landscapes, Salgado knows exactly how to grab the essence of a moment so that when one sees his images one is involuntarily drawn into them. His images artfully teach us the disastrous effects of war, poverty, disease, and hostile climatic conditions.
<br/><br/>
This book brings together Salgado’s photos of Africa in three parts. The first concentrates on the southern part of the continent (Mozambique, Malawi, Angola, Zimbabwe, South Africa, Namibia), the second on the Great Lakes region (Congo, Rwanda, Burundi, Uganda, Tanzania, Kenya), and the third on the Sub-Saharan region (Burkina Faso, Mali, Sudan, Somalia, Chad, Mauritania, Senegal, Ethiopia). Texts are provided by renowned Mozambique novelist Mia Couto, who describes how today’s Africa reflects the effects of colonization as well as the consequences of economic, social, and environmental crises.
<br/><br/>
Info: <a href="http://www.taschen.com/pages/en/catalogue/photography/all/01373/facts.sebastio_salgado_africa.htm" target="_blank" alt="Sebastião Salgado, Africa. A photo book by Taschen">Taschen Books</a>
</span></div></td>
</tr></tbody></table>dMhttp://www.blogger.com/profile/12740046328308880386noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-2227942996829910186.post-91520825030196314602007-12-20T03:55:00.000+01:002007-12-20T12:02:10.212+01:00Intervista a Roberto Koch<div style="text-align: justify;">Su di un vecchio numero di "sguardi" (si presentava la Nikon F80!) ho trovato un'interessante <a href="http://www.nital.it/sguardi/1/intervista.php">intervista a Roberto Koch</a>, fotografo e fondatore dell'Agenzia Contrasto, sulla fotografia, sul fotogiornalismo e sul suo ruolo nell'epoca di Internet
</div>dMhttp://www.blogger.com/profile/12740046328308880386noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-2227942996829910186.post-19699442310677828742007-12-19T22:49:00.000+01:002007-12-19T15:55:27.662+01:00Il 2007 nelle fotografie del Time Magazine<span style="font-weight: bold;">Time</span> Magazine pubblica le <span style="font-weight: bold;">47 fotografie</span> che meglio raccontano gli eventi del <span style="font-weight: bold;">2007</span>.
<a href="http://www.time.com/time/photogallery/0,29307,1695460,00.html" alt="Le fotografie del Time per raccontare gli eventi del 2007" target="_blank">Clicca qui per vederle le foto</a>, o copia e incolla questo indirizzo nel tuo browser: http://www.time.com/time/photogallery/0,29307,1695460,00.htmldMhttp://www.blogger.com/profile/12740046328308880386noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-2227942996829910186.post-73912718846732676792007-12-19T21:07:00.000+01:002007-12-19T17:15:18.396+01:00Sony World Photography Awards<table cellspacing="2" cellpadding="1" width="100%"><tbody><tr>
<td valign="top" width="50%"><div style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="font-size:85%;">
<img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117431425611864850" style="FLOAT: left; MARGIN: 2px" src="http://bp2.blogger.com/_AmbUSxDNd3Y/RwTExK4EGxI/AAAAAAAAAdY/McIdmohscLc/s200/flagIT.gif" border="0" />
Il Sony World Photography Awards, che si terrà nel prestigioso Palais des Festivals di Cannes dal 21 al 25 aprile 2008, vuole rendere omaggio ai fotografi di tutto il mondo nelle varie categorie. Dal paesaggio alla musica, dal reportage alla moda, il Sony World Photography Awards è una vetrina delle migliori immagini scattate da fotografi famosi o ancora da scoprire.
<br/>
<br/>Sostenuto da centinaia fotografi di fama internazionale, critici, galleristi, direttori, promotori o esperti del settore, il SWPA è una novità nel suo genere e una piattaforma internazionale senza precedenti nel mondo della fotografia, finora sottovalutato.
<br/>
<br/>Il SWPA vuole scoprire le immagini del futuro rendendo contestualmente omaggio alla visione del passato.
<br/>
<br/>Il concorso si compone sia della <span style="font-weight:bold;">Sezione Professionisti</span> che della <span style="font-weight:bold;">Sezione Amatoriale</span> e <span style="font-weight:bold;">la partecipazione è gratuita</span>.
<br/>
<br/>Info: <a href="http://www.worldphotographyawards.org/" target="_blank" alt="Sony World Photography Awards">www.worldphotographyawards.org</a>
</span></div></td>
<td valign="top" width="50%"><div style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-STYLE: italic;font-size:85%;" ><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117431434201799458" style="FLOAT: left; MARGIN: 2px" src="http://bp0.blogger.com/_AmbUSxDNd3Y/RwTExq4EGyI/AAAAAAAAAdg/ZuqjocCOqAw/s200/flagUK.gif" border="0" />
Held at the prestigious Palais des Festivals, Cannes, between the 21st and 25th April 2008, The Sony World Photography Awards proudly give tribute to photographers around the globe in all categories. From landscape to music, photojournalism to fashion, the Sony World Photography Awards showcases the world’s best images taken by the most renowned photographers as well as the yet undiscovered.
<br/>
<br/>
Supported by hundreds of the industry’s top photographers, critics, gallery owners, directors, founders and other industry experts, SWPA is the first awards show of its kind, providing an unprecedented international platform in the culturally important and diverse world of photography.
<br/>
<br/>
The aim of the SWPA is always to continuously unearth the images of the future while giving tribute to the vision of the past.
<br/>
<br/>
The competition has both <span style="font-weight:bold;">professional</span> and <span style="font-weight:bold;">amateur</span> categories and is <span style="font-weight:bold;">free to enter</span>.
<br/>
<br/>Info: <a href="http://www.worldphotographyawards.org/" target="_blank" alt="Sony World Photography Awards">www.worldphotographyawards.org</a>
</span></div></td>
</tr></tbody></table>dMhttp://www.blogger.com/profile/12740046328308880386noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-2227942996829910186.post-50036571642366091332007-12-11T03:52:00.000+01:002007-12-11T16:23:18.391+01:00Afghanistan: la piccola capofamiglia<a href="http://www.afghanlord.org/2007/12/small-breadwinner.html" alt="Condizione dei bambini in Afghanistan. Fotografia di Nasim Fekrat" target="_blank">© Afghan Lord</a>.
<img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp1.blogger.com/_erstY2AAsuQ/R16kinCLHII/AAAAAAAAAC4/x7nPcj6xeWQ/s400/minori_lavoro.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5142728739004292226" />
<table cellspacing="2" cellpadding="1" width="100%"><tbody><tr>
<td valign="top" width="50%"><div style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="font-size:85%;">
<img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117431425611864850" style="FLOAT: left; MARGIN: 2px" src="http://bp2.blogger.com/_AmbUSxDNd3Y/RwTExK4EGxI/AAAAAAAAAdY/McIdmohscLc/s200/flagIT.gif" border="0" />Sono centinaia i bambini che, oggi, lavorano per la strada per guadagnare qualche spicciolo, per sfamare se stessi e la propria famiglia. La maggior parte viene da famiglie povere, ed ha perso i genitori durante la guerra; così oggi deve affrontare lavori molto duri per sopravvivere.
<br/><br/>Come questa bambina, che lucida le scarpe per strada per guadagnare qualche soldo. Ha 9 anni, e le è negata l'opportunità di andare a scuola. Scruta l'orizzonte e possiamo immaginare che sogni un futuro diverso, nonostante i suoi giorni futuri siano uguali a quelli passati.
<br/>Ma il suo mondo è quello che la circonda: la tracolla e gli strumenti per pulire le scarpe che si porta appresso. </span></div></td>
<td valign="top" width="50%"><div style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-STYLE: italic;font-size:85%;" ><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117431434201799458" style="FLOAT: left; MARGIN: 2px" src="http://bp0.blogger.com/_AmbUSxDNd3Y/RwTExq4EGyI/AAAAAAAAAdg/ZuqjocCOqAw/s200/flagUK.gif" border="0" />Today hundreds of these children are in the streets to work and earn money to feed herself and her family. Lots of these children are coming from poor family who lost their parents in the time of war and today they have to afford harsh works to survive.
<br/><br/>This child is one of them who supports his family by polishing the boots on the streets. She is at the age of 9 who deprived from going to school. As she looks to horizon, we can imagine, she looks her next day which comes the same as yesterday, she is dreaming the horizon of her future live.
<br/>But her world doesn’t' exceed further than herself and the place surrounded her; the slipper she holds and the tools for polishing she is carrying.</span></div></td>
</tr></tbody></table>dMhttp://www.blogger.com/profile/12740046328308880386noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-2227942996829910186.post-54196724319668636542007-12-09T13:12:00.000+01:002007-12-09T13:16:20.739+01:00Infanzia e religione agli antipodi<span style="font-family: arial;">di <a href="http://igrandireportages.blogspot.com">Valeria Gentile</a>
</span>
<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photography.nationalgeographic.com/photography/photo-of-the-day/ganges-flowers.html"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_AN6wNCJ3WYc/R1vR-_hZO2I/AAAAAAAABG0/TBKxHtegrhk/s400/ganges-flowers-508577-ga.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5141934279707147106" border="0" /></a>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-family:arial;">Steve McCurry e James Stanfield ci mostrano il lato innocente della religione, cioè gli oneri di cui i bambini si fanno inconsapevolmente carico in nome della fede della loro comunità. Il primo ci porta - con una fotografia straordinaria - in </span><span style="font-weight: bold; color: rgb(204, 0, 0);font-family:arial;" >India</span><span style="font-family:arial;">, a Benares, una città dell'Uttar Pradesh. Questa città, che sorge sul Gange, è sacra ai fedeli all'Induismo, che vi si lavano, vi muoiono, vi lasciano le proprie ceneri. Eppure questi bambini hanno gli occhi di chi cerca di guadagnarsi da vivere: di chi sta vendendo. Già, vendono fiori e candele da far galleggiare ritualmente sull'acqua del fiume sacro, e la bellezza della loro posa riflette l'incoerenza e le contraddizioni di questo semi-continente che è l'India: uno dei luoghi più spirituali, sacri e religiosi al mondo, non può fare a meno di </span><span style="font-style: italic;font-family:arial;" >vendersi l'anima</span><span style="font-family:arial;">, persino dove questa è intenzionata all'eterza salvezza. Ecco che spetta ai bambini, quindi, svolgere questo compito così moralmente bas</span><span style="font-family:arial;">so e, nello stesso tempo, così utile per chi, invece, vuole innalzarsi - illuminando il percorso rituale con le candele comprate a loro.</span> <span style="font-family:arial;">
</span><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photography.nationalgeographic.com/photography/photo-of-the-day/muscat-national-day.html"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_AN6wNCJ3WYc/R1vV2vhZO3I/AAAAAAAABG8/ZuGt6RaL2XY/s400/muscat-national-day-493747-ga.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5141938536019737458" border="0" /></a>
<span style="font-family:arial;">Il secondo invece ci lascia una grandiosa fotografia scattata nella Giornata Nazionale di Muscat, una delle città più antiche del Medioriente e capitale dell'<span style="color: rgb(102, 51, 102); font-weight: bold;">Oman</span>. Anche qui, durante le celebrazioni del 18 Novembre, i bambini sono il fulcro della trasmissione della fede, in questo caso musulmana. Gli sguardi e le pose trasmettono una forte consapevolezza di solennità e allo stesso tempo: quello che può essere frainteso come un noioso onere affidato dagli adulti della comunità, rappresenta in realtà un motivo di orgoglio per questi bambini concentrati sul loro rito, scelti tra i migliori della loro età. L'Islam è la religione ufficiale dello Stato, e sebbene esistano minoranze indù e cristiane, il 75% della popolazione omaniana è l'unica a conservare la fede Ibadita, una variante dell'Islam che si contrappone al suo "razzismo": gli ibaditi ritengono che il comando della comunità spetti a chiunque si distingua per dignità religiosa, indipendentemente dalla sua parentela, dalla sua appartenenza etnica, dal colore della sua pelle.</span>
</div>
<a style="font-family: arial;" href="http://www.blogger.com/%20http://del.icio.us/leryakind/fotogiornalismo" rel="tag">[fotogiornalismo]</a>kindleryanoreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-2227942996829910186.post-2016550211720209772007-12-05T06:56:00.000+01:002007-12-05T11:22:48.879+01:00Blogger minacciato di morte - richiesta di aiuto<table cellspacing="2" cellpadding="1" width="100%"><tbody><tr>
<td valign="top" width="50%"><div style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="font-size:85%;">
<img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117431425611864850" style="FLOAT: left; MARGIN: 2px" src="http://bp2.blogger.com/_AmbUSxDNd3Y/RwTExK4EGxI/AAAAAAAAAdY/McIdmohscLc/s200/flagIT.gif" border="0" />
<span style="font-weight:bold;">Minacce di morte ad un blogger da una zona di guerra - richiesta di aiuto.</span>
<br/>
<br/>
Noi, suoi amici, abbiamo bisogno del tuo aiuto.
<br/>Anzitutto, ascoltami: Un ragazzo come noi, autore di un blog giornalistico sul suo Paese e sulla guerra che lo sta devastando, è stato minacciato di morte da un gruppo di integralisti. Questa situazione si protrae da mesi, anni.
<br/>Le minacce si sono intensificate nell'ultimo periodo: questo sta capitando perchè il nostro amico ha osato parlare, perchè ha scelto di schierarsi dalla parte della libertà di espressione.
<br/>Il suo sito è stato attaccato più volte e noi, di fornte all'intensificarsi delle minacce e degli attacchi, adesso, abbiamo paura che lo possano ammazzare.
<br/>Sembra un film, ma è realtà.
<br/>Ecco, abbiamo bisogno del tuo aiuto, abbiamo bisogno di una mano per farlo uscire dal suo Paese.
<br/>E' un bravo giornalista e fotografo, parla inglese e vorrebbe studiare giornalismo e sociologia.
<br/>
<br/>Per favore, passa parola. Oppure pubblica questa richista di aiuto sul tuo blog.
Mettici in contatto con chi (persona, associazione o organizzazione) potrebbe offrirgli una borsa di studio, o potrebbe aiutare noi a risolvere questa situazione.
<br/>Potete contattarci a quest'indirizzo e-mail: spiralcultures@gmail.com.
<br/>
<br/>Il sociologo Katz afferma che "Internet ha il potere di rendere democratici i media" e, probabilmente, la società. E noi speriamo che la società civile sappia rispondere a questa richiesta d'aiuto.
<br/>
<br/>Grazie.
</span></div></td>
<td valign="top" width="50%"><div style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-STYLE: italic;font-size:85%;" ><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117431434201799458" style="FLOAT: left; MARGIN: 2px" src="http://bp0.blogger.com/_AmbUSxDNd3Y/RwTExq4EGyI/AAAAAAAAAdg/ZuqjocCOqAw/s200/flagUK.gif" border="0" />
<span style="font-weight:bold;">Death threats to a war zone blogger – call for global help.</span>
<br/>
<br/>
We, his friends, need you.
First of all, read this all through.
A young guy, author of a journalistic blog about his country and its conflict, has been menaced of death by a group of Islamic fundamentalists. It is months (and years) this situation has been going on – with him receiving daily threats.
<br/>However, threats became more frequent over the last weeks. This happened because he spoke up, because he chose to defend freedom of expression ideal.
<br/>His blogs have been hackered more than a time and now, since the intensification of these attacks and threats, we are afraid he could get finally killed. The whole thing sounds like a fictional movie, but it is mere reality.
<br/>We do need your help, we are seeking a way to get him out of his country for him to attend a University course. He is a good writer and photo reporter, his English skills are very good and he would love to study Journalism and Sociology.
<br/>
<br/>Please, send this message around or publish it on your personal blog.
If you know anyone – person or organization – that could help with offering him a scholarship (or funding it since already found a University that could take him for a BA 3-years-course) or helping in solving the situation PLEASE DO CONTACT US.
<br/>You can contact us on this email address: spiralcultures@gmail.com
<br/><br/>
As sociologist Katz argued: "Internet has the potential to democratize the media", and, perhaps, society. We call for a global civil society to answer this appeal.
<br/><br/>
Thank you so much for your time and attention.
</span></div></td>
</tr></tbody></table>dMhttp://www.blogger.com/profile/12740046328308880386noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-2227942996829910186.post-58967455980700197102007-11-28T23:44:00.000+01:002007-11-30T15:11:05.533+01:00India, fotoreportage dal Govandi slums<a href="http://www.mohamedsomji.com/photoblog/index.php" target="_blank" alt="Fotoreportage dal mondo">© Mohamed Somji</a>
<br/>
<table cellspacing="2" cellpadding="1" width="100%"><tbody><tr>
<td valign="top" width="50%"><div style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="font-size:85%;">
<img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117431425611864850" style="FLOAT: left; MARGIN: 2px" src="http://bp2.blogger.com/_AmbUSxDNd3Y/RwTExK4EGxI/AAAAAAAAAdY/McIdmohscLc/s200/flagIT.gif" border="0" />Sto per partire per il Kashmir, Mumbai e Calcutta, con una ONG statunitense che visiterà i propri orfanatrofi e le proprie scuole. La cosa mi entusiasma, e spero di ricavarne delle belle immagini per il blog.
<br/>Mi hanno già avvisato che l'accesso a Internet, in molte zone, è alquanto difficile ed è quindi probabile che mi connetterò solo sporadicamente.</span></div></td>
<td valign="top" width="50%"><div style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-STYLE: italic;font-size:85%;" ><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117431434201799458" style="FLOAT: left; MARGIN: 2px" src="http://bp0.blogger.com/_AmbUSxDNd3Y/RwTExq4EGyI/AAAAAAAAAdg/ZuqjocCOqAw/s200/flagUK.gif" border="0" />I am traveling to Kashmir, Mumbai and Calcutta to accompany a US based NGO who are visiting their orphanages and schools. I'm really looking forward to it and hope to feature many images on the blog from the trip.
<br/>I've been told Internet access in some of these areas is few and far between so will probably be posting very infrequently.</span></div></td>
</tr></tbody></table>
<img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" src="http://bp0.blogger.com/_erstY2AAsuQ/R01xT4uSY0I/AAAAAAAAABc/m5ErJzIzlxI/s400/Mohamed_Somji_india_mumbai_GovandiSlums_child.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5137887336357585730" border="0" />
<table cellspacing="2" cellpadding="1" width="100%"><tbody><tr>
<td valign="top" width="50%"><div style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="font-size:85%;">
<img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117431425611864850" style="FLOAT: left; MARGIN: 2px" src="http://bp2.blogger.com/_AmbUSxDNd3Y/RwTExK4EGxI/AAAAAAAAAdY/McIdmohscLc/s200/flagIT.gif" border="0" />Non è facile restare indifferenti a ciò che si vede camminando per i vicoli di Govandi, quartiere povero di Mumbai. E' tutto di fronte ai tuoi occhi: sporcizia, cani con la rabbia (probabilmente), mucche, resti umani, immondizia, bambini e adulti che defecano lungo la strada. Ci sono pochi, veramente pochi bagni pubblici, e questi non sono neppure tenuti decentemente; così la periferia, ma in realtà tutto il quartiere è un'immensa toilet. Non ci sono strutture sanitarie, così potete immaginare le condizioni del posto. A volte penso che Mumbai sia un miracolo - per una città così massicciamente esposta a catastrofi naturali o generate dall'uomo, ... beh, è un miracolo che la città funzioni e si regga in piedi.
<br/>Ecco alcuni fatti su cui riflettere: Più della metà della popolazione di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bombay" target="_blank">Mumbai</a> vive in baracche, poco meno di 7 milioni di persone; il 28% di chi vive in queste baracche defeca all'aperto. In una baraccopoli, la grandezza media di una casa è di 4,5 piedi quadrati, e la metà degli abitanti vive in meno di 100 piedi quadrati.
Vale a dire in meno spazio di un bagno di una casa occidentale.
<br/>
<br/>E poi vedi la gioia e la speranza negli occhi di questo bimbo, che si stava godendo una doccia improvvisata; ha notato che lo stavo fotografando ed era orgoglioso di essere al centro della mia attenzione, ed è scappato sorridendo...
</span></div></td>
<td valign="top" width="50%"><div style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-STYLE: italic;font-size:85%;" ><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117431434201799458" style="FLOAT: left; MARGIN: 2px" src="http://bp0.blogger.com/_AmbUSxDNd3Y/RwTExq4EGyI/AAAAAAAAAdg/ZuqjocCOqAw/s200/flagUK.gif" border="0" />It's not easy to feign indifference when walking through the Govandi slums in Mumbai. You see it all: dirty, probably rabid dogs, cows, human remains, trash, kids and adults defecating right outside. There are very, very few community bathrooms that are not maintained well so the periphery and even the inside of the slums doubles as a big toilet. There are no sanitation facilities so you can imagine the state of the place. Sometimes I think that Mumbai is a miracle - for a city that is so nakedly exposed to mass disasters: both man-made and natural, that it is a miracle for this city to function and sustain itself.
<br/>
<br/>Here are some facts that will give you something to think about: - More than half (55%) of Mumbai's population lives in slums - just under 7 million - 28% of slum dwellers defecate in the open - The average household size in a slum is 4.5 and half of all households live in an area comprising under 100 square feet. That's probably less than the size of an average bathroom in the West.
<br/>
<br/>And then you see glimpses of joy and hope like this little boy who was so happy and overjoyed to be taking a shower and once he noticed I was photographing, he loved the attention and kept smiling away...
</span></div></td>
</tr></tbody></table>
<img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_erstY2AAsuQ/R01xUIuSY1I/AAAAAAAAABk/guPC5LtFbgA/s400/Mohamed_Somji_india_mumbai_GovandiSlums_school.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5137887340652553042" border="0" />
<table cellspacing="2" cellpadding="1" width="100%"><tbody><tr>
<td valign="top" width="50%"><div style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="font-size:85%;">
<img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117431425611864850" style="FLOAT: left; MARGIN: 2px" src="http://bp2.blogger.com/_AmbUSxDNd3Y/RwTExK4EGxI/AAAAAAAAAdY/McIdmohscLc/s200/flagIT.gif" border="0" />Ho scattato questa foto sempre nella stesso quartiere, Govandi, ad un ragazzo interrogato a scuola. Dà coraggio vedere che, anche in queste situazioni disperate, l'istruzione sia considerata molto seriamente, nonostante ci siano molti altri bambini che non hanno la possibilità di studiare.
<br/>Questa scuola è stata aperta con l'aiuto di associazioni di carità e di ONG, una delle quali è la Comfort Aid International che affianco in questo viaggio. E' un organizzazione che si occupa principalmente di orfanatrofi e scuole e, sebbene sia un'associazione religiosa, impartiscono un'istruzione "laica", da loro considerata come la strada principale per uscire dalla povertà.
<br/>Il tasso di alfabetizzazione in India oggi è del 61% circa, un bel passo avanti rispetto al 15% all'epoca dell'indipendenza; un'altra devastante eredità del colonialismo britannico in India.
</span></div></td>
<td valign="top" width="50%"><div style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-STYLE: italic;font-size:85%;" ><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117431434201799458" style="FLOAT: left; MARGIN: 2px" src="http://bp0.blogger.com/_AmbUSxDNd3Y/RwTExq4EGyI/AAAAAAAAAdg/ZuqjocCOqAw/s200/flagUK.gif" border="0" />A boy responds to a question from his teacher in a school in the same slum from the last post, Govandi. I was very encouraged to see that amongst the desperate situation that they take education seriously although there are a lot more kids with no access to schooling.
<br/>This school is funded with the help of charitable organisations and NGOs, one of which is Comfort Aid International that I am accompanying during this trip. Their main area of focus is schools and orphanages and although it is a faith based organisation, the emphasis is always on secular education as this is their most practical route out of poverty.
<br/>The literacy rate in India today is around 61% which is a vast improvement of around 15% at the time of independence; another devastating legacy of the British Raj in India.</span></div></td>
</tr></tbody></table>
<img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" src="http://bp0.blogger.com/_erstY2AAsuQ/R01xS4uSYzI/AAAAAAAAABU/xQFYhy5Mqbg/s400/Mohamed_Somji_india_mumbai_GovandiSlums_boy.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5137887319177716530" border="0" />
<table cellspacing="2" cellpadding="1" width="100%"><tbody><tr>
<td valign="top" width="50%"><div style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="font-size:85%;">
<img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117431425611864850" style="FLOAT: left; MARGIN: 2px" src="http://bp2.blogger.com/_AmbUSxDNd3Y/RwTExK4EGxI/AAAAAAAAAdY/McIdmohscLc/s200/flagIT.gif" border="0" />Questa è una delle case di Govandi, una baraccopoli di Mumbai che si contende con Dharavi, un'altra baraccopoli, il titolo di più grande baraccopoli dell'Asia (e probabilmente del mondo). Non ho mai, mai visto tanta povertà e squallore come in questa baraccopoli, e l'unica cosa che mi ha dato un po' di consolazione è stato questo bambino innocente che trasmetteva una gioia spensierata a un'ingenua ambiguità sulla sua condizione.
Ovviamente, non conoscono realtà diverse (e migliori) e sono contenti di sguazzare nelle pozzanghere sporche e di correre in giro nudi e scalzi.
<br />
<br />Questo bambino si chiama Mohamed Ali e vive in quella stanza con i suoi cinque fratelli ed i genitori. Producono le ghirlande che si vedono nella foto. Vi lavora tutta la famiglia, ed in un giorno guadagnano 60 rupie. Vale a dire, un dollaro e venticinque centesimi, che deve bastare per sfamare tutti.
Comunque, il bimbo ha continuato a sorriderci, inconsapevole delle difficoltà che dovrà affrontare in un futuro non troppo lontano.
Spero che continui a sorridere.
<br/>
<br/>L'ONG che sto accompagnando in questo viaggio ha contribuito a migliorare la situazione delle abitazioni, e inoltre provvede all'istruzione di pochi bambini fortunati.</span></div></td>
<td valign="top" width="50%"><div style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-STYLE: italic;font-size:85%;" ><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117431434201799458" style="FLOAT: left; MARGIN: 2px" src="http://bp0.blogger.com/_AmbUSxDNd3Y/RwTExq4EGyI/AAAAAAAAAdg/ZuqjocCOqAw/s200/flagUK.gif" border="0" />This is a house in Govandi - a slum area in Mumbai that is competing with Dharavi, another slum area for the title of the largest slum in Asia (and probably the world). I have never, ever seen poverty and squalor as I did in these slums and the only redeeming thing was the innocent children who exuded carefree happiness and a naive ambiguity about the state of affiars that they seem to be in. The obviously know no better and they are happy playing in the dirt pools and running around barefeet and naked.
<br/>
<br/>This boy's name is Mohamed Ali and he lives in that room with is five siblings and parents. The garlands on the top right of the picture is what they produce. The whole family chips in and after a full day of work, they make 60 rupees for them. That's a dollar and twenty five cents and that is supposed to feed the whole family. However, the little boy just kept smiling at us unawares of the struggles he will have to undertake in the not so distant future. I hope he keeps smiling..
<br/>
<br/>The NGO that I am acompanying has contributed towards better housing which you can see in the picture within the slums and also provide for schooling for a lucky few.
</span></div></td>
</tr></tbody></table>dMhttp://www.blogger.com/profile/12740046328308880386noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-2227942996829910186.post-59381278207575547892007-11-28T22:27:00.000+01:002007-11-28T14:38:24.612+01:00Cina: Chengdu, Provincia di Sichuan<a href="http://stevebarru.com/photoblog/index.php" target="_blank" alt="Fotografie dalla Cina, di Steve Barru">© Steve Barru</a>
<br/>
<br/>
<img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp0.blogger.com/_erstY2AAsuQ/R01tN4uSYyI/AAAAAAAAABM/LxsxL-Ml0uY/s400/Barru_PhotoChina_Sichuan_food.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5137882835231859490" />
<table cellspacing="2" cellpadding="1" width="100%"><tbody><tr>
<td valign="top" width="50%"><div style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="font-size:85%;">
<img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117431425611864850" style="FLOAT: left; MARGIN: 2px" src="http://bp2.blogger.com/_AmbUSxDNd3Y/RwTExK4EGxI/AAAAAAAAAdY/McIdmohscLc/s200/flagIT.gif" border="0" />In molti vengono a Chengdu solo per mangiare, e fanno bene! Se ti piace lo stile piccante del Sichuan (e io lo adoro), ti sono offerte un sacco di opportunità di vedere e assaporare del grande cibo; ovunque nella città, dai piccoli banchetti di cibo come questo, che vende spiedini, ai ristoranti eleganti dove vengono serviti pasti completi.
<br/>Nell'ombra, si intravede un ragazzo alla cassa. C'è ancora tanta strada da fare in Cina per una legge sul lavoro minorile...</span></div></td>
<td valign="top" width="50%"><div style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-STYLE: italic;font-size:85%;" ><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117431434201799458" style="FLOAT: left; MARGIN: 2px" src="http://bp0.blogger.com/_AmbUSxDNd3Y/RwTExq4EGyI/AAAAAAAAAdg/ZuqjocCOqAw/s200/flagUK.gif" border="0" />People travel to Chengdu just to eat the food and with good reason. If you like the hot, spicy Sichuan style (and I love it), you have plenty of chances both to see and smell the great food; it everywhere in the city - from small food stalls selling snacks like these skewers to elegant restaurants serving complex banquets.
<br/>He's in the shadow, but the boy in the picture appears to be taking the money at this shop. So much for China's child labor law...</span></div></td>
</tr></tbody></table>dMhttp://www.blogger.com/profile/12740046328308880386noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-2227942996829910186.post-34031994716165074272007-11-28T06:52:00.000+01:002007-11-28T11:03:09.744+01:00Agire: appello per il BangladeshIl ciclone SIDR è passato, lasciando 3 milioni di sfollati in Bangladesh, e poche traccie sui nostri giornali e telegironali.
<br/>
<br/><blockquote><img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp0.blogger.com/_erstY2AAsuQ/R008S4uSYxI/AAAAAAAAABE/Qh7nUxzvA1Q/s200/ban7.gif" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5137829045061444370" />"Ora il problema principale – mentre ancora si rincorrono le stime sulle vittime (quelle ufficiali parlano di <span style="font-weight:bold;">4.000 morti</span>, ma altre da fonti accreditate arrivano a 10-15 mila vittime) – sembra diventare quello di offrire assistenza ai 3 milioni di persone che il piano di evacuazione messo in atto in Bangladesh ha salvato dalla furia del ciclone SIDR e ha di fatto trasformato in sfollati. Il bilancio ufficiale relativo ai danni alle abitazioni parla di più di 300 mila case distrutte e circa 600 mila seriamente danneggiate.
<br/>Una situazione di precarietà che accomuna oltre 1 milione di famiglie - e centinaia di migliaia di bambini – li condanna, in assenza di concreti e immediati aiuti, alla fame, alla disperazione, al rischio epidemie.
<br/>A una povertà dalla quale difficilmente riusciranno – da soli – a risollevarsi."</blockquote>
<br/>
<br/><a href="http://www.agire.it/it/hp_it.html" target="_blank" alt="L’Agenzia Italiana per la Risposta alle Emergenze (AGIRE) raggruppa alcune tra le più importanti ed autorevoli organizzazioni non governative presenti in Italia (ActionAid, AMREF – African Medical and Research Foundation, Save the Children, Terre des hommes, VIS – Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, WWF). Insieme hanno scelto di unire le forze per intevenire in modo tempestivo, efficace e trasparente sulle grandi emergenze umanitarie.">AGIRE</a> lancia un appello per gestire questa emergenza: Da oggi è possibile aiutare le persone colpite dal ciclone SIDR in Bangladesh inviando un SMS al numero 48581 del valore di 1 euro e di 2 euro da rete fissa Telecom Italia.dMhttp://www.blogger.com/profile/12740046328308880386noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-2227942996829910186.post-13767953033568976872007-11-27T22:08:00.000+01:002007-11-29T12:13:23.241+01:00Palestina: Mi porti una Coca, per favore?<a href="http://orangesandolives.blogspot.com/2007/11/can-you-bring-me-cola-please.html#links" target="_blank">© Oranges and Olives</a>
<br />
<table cellspacing="2" cellpadding="1" width="100%"><tbody><tr>
<td valign="top" width="50%"><div style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="font-size:85%;">
<img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117431425611864850" style="FLOAT: left; MARGIN: 2px" src="http://bp2.blogger.com/_AmbUSxDNd3Y/RwTExK4EGxI/AAAAAAAAAdY/McIdmohscLc/s200/flagIT.gif" border="0" />Quando viaggiamo, chiediamo ad amici e parenti se gli piacerebbe avere portato qualcosa dall’estero. In genere le loro richieste riguardano cose che non possono trovare nel proprio paese o note specialità degli altri paesi.
<br/>
<br/>Un nostro collega, che lavora per una agenzia delle Nazioni Unite, è riuscito ad ottenere un permesso per lasciare Gaza e venire a Ramallah. Le storie che racconta trattano tutte di una situazione orribile in cui gli standard di vita e la sicurezza personale si stanno deteriorando a livelli per noi inimmaginabili, nonostante viviamo nello stesso paese.
<br/>
<br/>Potrei non essere molto interessato alla carenza di sigarette, o sul fatto che, in un territorio il cui PIL pro capite è meno del 5% di quello inglese, un pacchetto costa quanto in G.B. Ciò che in effetti mi ha intristito è stata la richiesta che il figlio gli ha fatto: “Papà portarmi una coca cola!”
<br/>
<br/>In un territorio in cui tutti gli approvvigionamenti che entrano sono controllati dall’esercito israeliano, la maggior parte dei beni di prima necessità non sono disponibili, a causa della loro scarsità e della forte impennata dei prezzi.
<br/>
<br/>Queste strategie erano diffuse nelle guerre medievali, nella nostra storia contemporanea sono state messe in atto dagli USA contro l’Iraq, e sono esercitate su altri paesi come Cuba. Per quanto siano trascorsi 700 anni, da quando questo tipo di strategia militare era prevalente, non sarebbe corretto credere che, in questi 700 anni, il nostro codice etico si sia sviluppato in modo da non giustificare tali mezzi? Una richiesta come quella del ragazzo è un indicatore del fatto che chiaramente a Gaza c’è qualcosa di sbagliato. Si stanno affamando due milioni di persone.
<br/>
<br/>Questo sembra in ogni caso l’azione di uno stato canaglia? Per alcune persone sensate, chiaramente lo è.</span></div></td>
<td valign="top" width="50%"><div style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-STYLE: italic;font-size:85%;" ><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117431434201799458" style="FLOAT: left; MARGIN: 2px" src="http://bp0.blogger.com/_AmbUSxDNd3Y/RwTExq4EGyI/AAAAAAAAAdg/ZuqjocCOqAw/s200/flagUK.gif" border="0" />
When we travel, we ask our friends and family if they would like to have anything from abroad. Usually, their requests are for things that you can't find in their country or things that are known to be a specialty of other countries.
<br />
<br/>A colleague of ours, working with a UN agency, managed to get a permit to leave Gaza to Ramallah. The stories he tells are all of a horrid situation where living standards and personal safety are deteriorating to extents that we cannot imagine, despite living in the same country.
<br />
<br/>I might not have been very interested in the lack of cigarettes, or the fact that a packet is now as expensive as in the UK, in a territory whose per capita GNP is less than 5% of the UK. What really made me sad, was a request that his son asked from him: "can you bring me a cola, dad!"
<br />
<br/>In a territory where all supplies coming in are controlled by the Israeli Army, most of the essentials are not available, causing severe hike in prices and a lack of all essentials.
<br />
<br/>Such tactics were prevalent in medieval warfare, in our contemporary history they were used in by the US against Iraq, and are applied to other countries such as Cuba. Since 700 years have passed since this type of war tactic was dominating military action, is it not right to assume that through these 700 years, our ethical code has been developed so as not to justify such means? A request like that boy's is an indicator that something is clearly wrong in Gaza. Two million people are being starved.
<br />
<br/>Does this sound in anyway like an action of a rogue state? To any sane person, it clearly is.
</span></div></td>
</tr></tbody></table>dMhttp://www.blogger.com/profile/12740046328308880386noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-2227942996829910186.post-80810103739905516892007-11-23T22:41:00.000+01:002007-11-23T15:52:48.742+01:00Verso una vita senza più ostacoliDi <span style="font-style:italic;">Silvia Redigolo</span>, Responsabile gestione donatori
<br />Per gentile concessione della <a style="font-weight: bold; color: rgb(0, 0, 102);" href="http://www.pangeaonlus.org/main.php?liv1=comunicazione&liv2=da_persona_a_persona&liv3=2007&liv4=2007-11&liv5=p5" target="_blank">Fondazione Pangea</a>.
<br /><span style="font-weight: bold;">Viaggio tra gli slum di Calcutta dove opera il progetto di Fondazione Pangea Onlus</span>
<div style="text-align: justify;"><img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp2.blogger.com/_erstY2AAsuQ/R0bnbIuSYwI/AAAAAAAAAA8/T2j991AYyEA/s200/DonneIndiane.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5136046878446740226" />La riconosco dallo sguardo determinato e dal passo deciso, malgrado la protesi alla gamba destra. La donna minuta che mi sorride, mentre mi viene incontro, è Kuhu Das, la direttrice dell’Associazione per le Donne Disabili (AWWD), l’associazione locale indiana con sede a Calcutta che Fondazione Pangea Onlus sostiene dal gennaio di quest’anno.
<br />È la metà di agosto, e io, abituata alla parte istituzionale di Pangea tra le scartoffie della sede di Milano, trovandomi in India per trascorrere le mie vacanze estive, non voglio perdere l’occasione di visitare il progetto Donne Disabili.
Kuhu mi accoglie con un abbraccio affettuoso che mi fa sentire subito la benvenuta, mi mostra la sede dell’Associazione che si trova vicino allo slum di Rajabar e mi spiega che ha dovuto fare diversi lavori per abbattere tutte le barriere architettoniche, in modo da renderlo accessibile alle persone disabili. Mi presenta orgogliosa lo staff composto da otto donne e mi racconta le difficoltà che ha incontrato per selezionarlo, in quanto non è stato facile trovare figure che conciliassero la competenza professionale con la capacità di relazionarsi con donne e bambine disabili.
<br />Mi offrono una tazza di tè e mi raccontano il loro lavoro: hanno appena ultimato l’analisi del territorio di tre slum a nord di Calcutta e hanno incontrato le comunità locali per presentare le loro attività e per iniziare un lavoro di sensibilizzazione sulla problematica della disabilità. Al termine degli incontri hanno invitato i partecipanti a mettersi in contatto con loro nel caso in cui avessero una parente disabile. Il loro lavoro è solo all’inizio, ma sono molto contente di come le comunità locali hanno reagito dimostrandosi disponibili a essere coinvolte per individuare e rintracciare donne e ragazze disabili che vivono nei loro slum. Grazie alle varie segnalazioni sono già state individuate 157 donne e ragazze disabili, di cui 94 presentano disabilità fisiche, e per alcune di loro è già stato avviato il lavoro di supporto e riabilitazione.
<br /><strong>"Essere una donna diversamente abile in India non è facile" mi spiegano "la comunità e la famiglia considerano una donna disabile inutile e poco adatta al ruolo di moglie e madre. La mancanza d’istruzione, d’opportunità di lavoro, l’impossibilità di accedere a servizi riabilitativi e ai servizi sociali le esclude dalla società, emarginandole. Le bambine disabili vengono solitamente uccise o lasciate morire. Se sopravvivono, sono discriminate all’interno della società. Le donne disabili sono, inoltre, più facilmente vittime di abusi e violenze. Per questo il progetto, oltre ad accompagnare le donne diversamente abili in un percorso di presa di coscienza dei propri diritti e consolidamento della loro autostima, mira a favorire un cambiamento di mentalità e comportamento nelle famiglie e nelle comunità d’appartenenza".</strong>
<br />Le osservo mentre, entusiaste, mi raccontano delle beneficiarie del progetto, dalle loro parole traspare che credono fermamente nelle loro immense potenzialità e hanno fiducia nella loro determinazione e nel loro talento. Vogliono farmi conoscere alcune beneficiarie del progetto: sono impazienti di dimostrarmi che Pangea non ha sbagliato a investire su di loro.
<br />Mi accompagnano a conoscere Sancha, una ragazza di ventidue anni disabile a causa di una poliomielite che l’ha menomata alle gambe. Mentre camminiamo verso la sua casa, salendo e scendendo gradini, percorrendo stradine dissestate, penso a come una persona con un handicap fisico sia imprigionata nella sua casa e a come, in simili condizioni, possa essere facile rassegnarsi alla propria condizione di disabile. Quando raggiungiamo la casa di Sancha, la troviamo seduta per terra, rannicchiata in un angolo. Mi colpisce il modo con cui Kuhu entra subito in contatto con lei: le siede accanto, le mostra la sua protesi, le spiega le difficoltà che ha incontrato e incontra lei stessa in quanto donna disabile, cerca di trasmetterle la sua grinta che poi è la grinta che contraddistingue tutte le Donne disabili che non si arrendono di fronte alla propria disabilità.
<br /><strong>Sancha è emozionata perché tra pochi giorni incomincerà un corso di taglio e cucito, infatti, grazie a Pangea un’insegnante si recherà a casa sua e l’aiuterà a realizzare il suo sogno: diventare una sarta ed essere così indipendente economicamente. Inoltre, per Sancha sono già state ordinate delle protesi che le permetteranno di essere più autonoma negli spostamenti. </strong>
<br />Mi presentano anche la piccola Smita, ha quattro anni, occhi vispi e tanta voglia di correre e giocare. Il suo non è un problema motorio, la piccola è sorda. Grazie al sostegno di Pangea sta imparando la lettura labiale. Ha iniziato a lavorare con un’educatrice da poche settimane ma già si vedono i primi risultati: Kuhu le parla e lei riesce a rispondere. È indescrivibile la gioia che traspare dagli occhi di questa bambina, la gioia di chi finalmente riesce a comunicare con i propri genitori e i propri amici e non è più chiusa in un mondo ovattato.
<br />Incontro anche Shormila Das, una ragazza di 14 anni, con una malformazione ad entrambi i piedi. A causa di difficoltà economiche ha dovuto abbandonare gli studi, ma ora grazie a Awwd e a Pangea riprenderà a studiare e potrà realizzare il suo sogno: andare all’università. <strong>Sancha, Smita, Shormila tre giovani donne che hanno in comune la volontà di non lasciarsi sottomettere dalla propria disabilità, la forza e la capacità di credere in se stesse e di sognare. Hanno grinta e attendono solo un’opportunità per poter riscattare la propria vita. Ed è nostro dovere concedergliela.</strong></div>dMhttp://www.blogger.com/profile/12740046328308880386noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-2227942996829910186.post-24604869087335505722007-11-20T06:52:00.000+01:002007-11-20T10:08:36.467+01:00I primi germogli di una nuova speranza per le donne di KoppalDi <span style="font-style:italic;">Claudia Signoretti</span>, Assistente Progetti.
<br />Per gentile concessione della <a style="font-weight: bold; color: rgb(0, 0, 102);" href="http://www.pangeaonlus.org/main.php?liv1=comunicazione&liv2=da_persona_a_persona&liv3=2007&liv4=2007-10&liv5=p4" target="_blank">Fondazione Pangea</a>.
<br/><br/>
<span style="font-weight:bold;">Sempre più evidente l’impatto positivo del progetto “Nel mio intimo c’è la Vita!”</span>
<br /><br />
<div style="text-align: justify;"><img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;" src="http://bp0.blogger.com/_erstY2AAsuQ/R0Kh3ouSYvI/AAAAAAAAAA0/HS_vBsLodrU/s200/DonneDiKoppal.jpg" border="0" alt="Fotografia per gentile concessione Fondazione PAngea Onlus"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5134844502352225010" />Nel semiarido distretto di Koppal (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Karnataka" target="_blank">Karnataka</a>), Pangea e Sampark, con il sostegno di Chilly, continuano le attività volte al riscatto sociale ed economico delle donne di casta bassa o fuoricasta e alla loro informazione e formazione igienico-sanitaria, ponendo particolare attenzione alla prevenzione e alla cura delle malattie più comuni, alla salute riproduttiva e ai problemi legati alla mancanza d’igiene. Parallelamente è impegnata a garantire ai figli e alle figlie un percorso educativo e formativo dal quale sarebbero altrimenti esclusi a causa dell’estrema povertà.
<br /><strong>La prima fase è stata caratterizzata dalla creazione di un sistema partecipativo finalizzato a garantire il pieno coinvolgimento delle donne in ogni fase del progetto, rendendole così reali protagoniste del programma. </strong>
<br /><br />Sotto l’impulso di Sampark, le donne si sono organizzate in gruppi di risparmio sulla base dell’appartenenza di casta e dei villaggi di provenienza. Ciascun gruppo ha eletto le proprie rappresentanti, selezionate in base alle qualità di leadership e capacità di mediazione. Le leader dei vari gruppi si sono riunite in federazioni, cluster, per aiutare, controllare e guidare ciascun gruppo di risparmio nello svolgimento delle attività previste dal progetto. Negli scorsi mesi sono stati creati dei comitati incaricati di gestire e monitorare le attività dei gruppi di risparmio e dei cluster nei diversi villaggi.
<br />I membri di tali comitati hanno seguito corsi di formazione per migliorare la loro preparazione negli specifici settori di competenza: educazione, sanità, microcredito, promozione dell’imprenditoria e gestione dei cluster.
Lo scopo di questo lavoro è quello di rendere i cluster in grado di gestire in completa autonomia le attività e gli strumenti messi a disposizione dal progetto anche quando questo sarà terminato.
<br /><br /><strong>Contemporaneamente al lavoro di creazione e orientamento di cluster e comitati, sono proseguiti i corsi di formazione igienico-sanitaria, avviati dallo staff di Sampark nel marzo del 2007 e rivolti alle donne di tutti i gruppi di risparmio. Attraverso l’ausilio di disegni e l’attiva partecipazione delle studentesse, sono state affrontate le principali problematiche e le patologie legate alle insalubri condizioni igieniche in cui vivono le donne nei villaggi</strong>: nutrizione, problemi ginecologici più comuni, salute riproduttiva, igiene personale, cura dell’ambiente, alimentazione e precauzioni da adottare durante il periodo della maternità, vaccinazioni per i bambini ecc.
<br />Particolare attenzione è stata posta sull’alimentazione e sulle misure precauzionali da adottare durante il periodo di gravidanza, dal momento che la situazione in merito alla salute materno-infantile è davvero allarmante, a Koppal come nel resto dell’India. <strong>Recenti studi dell’UNICEF rilevano infatti che il tasso di mortalità neonatale è altissimo durante le prime settimane di vita per cause legate alla gravidanza, al parto e alle infezioni e che un quinto delle donne che ogni anno muoiono di parto nel mondo sono indiane. All’origine del problema vi è l’impossibilità di accedere a interventi preventivi e curativi ma, ancor prima, la mancanza di consapevolezza e informazione sui rischi legati alla malnutrizione e ad una vita insalubre.
<br /><br /></strong>A riprova di tutto ciò vi è il grande interesse con cui le partecipanti hanno seguito i corsi promossi da Sampark, come testimoniano alcune donne: “Nessuno ci aveva mai spiegato queste cose prima d’ora, per noi è stata una grande opportunità per apprendere nozioni e strumenti utili a garantire il nostro benessere e la salute dei nostri figli. Noi donne non possiamo permetterci nemmeno il sapone. È un privilegio riservato agli uomini perché è troppo costoso”.
<br /><br /><strong>A giugno sono iniziati sia i programmi di promozione dell’imprenditoria femminile, sia le attività di sensibilizzazione per le donne e per la comunità. </strong>Nell’ambito dell’imprenditoria Sampark ha organizzato un modulo di formazione di base sulle nozioni fondamentali d’impresa, con l’obiettivo di spiegare alle donne come intraprendere un’attività imprenditoriale ed incentivarle ad avviarne una. Al tempo stesso lo staff di Sampark ha condotto un’indagine sulle offerte formative proposte dagli istituti professionali presenti in Koppal, insieme a un’analisi del potenziale mercato locale, allo scopo di indirizzare le donne verso i settori più redditizi. Il programma di informazione è iniziato con una campagna di sensibilizzazione attraverso il teatro di strada. Con la collaborazione di un gruppo di 10 teatranti è stato realizzato uno spettacolo ricco di dialoghi, canzoni e danze popolari.
<br />Lo spettacolo, che nelle piazze dei villaggi ha visto l’affluenza di centinaia di persone (bambini, donne, uomini di ogni età), ha affrontato varie problematiche tra cui l’importanza dell’istruzione, il lavoro minorile, i matrimoni precoci, l’igiene, la prevenzione e la cura delle malattie, le superstizioni locali, il problema dell’alcolismo, rivelandosi un ottimo strumento di sensibilizzazione in grado di coinvolgere un pubblico quanto mai eterogeneo. Esclusivamente per le donne dei gruppi di risparmio si sono svolti, inoltre, specifici incontri d’informazione finalizzati a far conoscere i principali diritti legali previsti dalle leggi inerenti i matrimoni precoci, il divorzio, la pratica della dote e la violenza domestica.
<br /><br /><strong>A giugno è iniziato il nuovo anno scolastico e, grazie al supporto di Pangea, ben 565 bambini tra i più indigenti, selezionati dai comitati e dai cluster, hanno ricevuto il kit con il materiale per la scuola, comprendente uniforme, cartella, libri, quaderni e penne.</strong> Il comitato per l’educazione seguirà il percorso formativo di questi bambini, monitorando la qualità dell’insegnamento e la loro condotta scolastica. Infine, per far fronte al problema degli abbandoni scolastici, Sampark ha organizzato in diversi villaggi delle giornate dedicate a varie attività ricreative che hanno coinvolto gli alunni, i genitori, gli insegnanti e i membri della comunità. I bambini, fieri di mostrare i propri talenti, si sono cimentati nel canto, nella danza, nella recitazione, nella scrittura, in uno splendido clima di entusiasmo e creatività.
</div>dMhttp://www.blogger.com/profile/12740046328308880386noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-2227942996829910186.post-17172634859852829832007-11-19T19:08:00.000+01:002007-11-20T09:51:00.016+01:00Altri occhi: Paesaggi agli antipodiDi <a href="http://igrandireportages.blogspot.com/" target="_blank">Valeria Gentile</a>.
<br />
<br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photography.nationalgeographic.com/photography/photo-of-the-day/san-bushmen.html"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5134630393663115538" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: pointer; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_AN6wNCJ3WYc/R0HfI3s20RI/AAAAAAAABCU/V5opEitOURE/s400/san-bushmen-504958-ga.jpg" border="0" /></a>
<br /><div style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="font-family:arial;">Chris Johns e Winfield Parks ci offrono un toccante confronto di paesaggi naturali in cui l'uomo è riuscito a stabilirsi, con più o meno evidenti difficoltà di percorso. Il primo ci mostra un <span style="FONT-WEIGHT: bold; COLOR: rgb(204,0,0)">Sudafrica</span> color ocra rossa, attraverso una foto dove la potenza del deserto Kalahari occupa più di 1/7 dell'intera immagine: il cielo appare soffocato da questa immensa presenza.
<br />La difficile sopravvivenza in un clima così avverso a qualsiasi forma di vita è constatabile dalla scarsa presenza umana; tuttavia questo panorama apparentemente vuoto è pieno di indizi per la localizzazione di potenziali prede per i tre cacciatori visibili nella parte sinistra, che sanno leggere il deserto come fosse un libro: basta loro studiare un'impronta di animale per determinarne la specie, il sesso e l'età. E per stimare da quanto tempo quell'animale è passato di là, usano la loro conoscenza del tempo necessario alle termiti per riparare il loro nido, o ad un ragno per ricostruire la sua ragnatela. O ad un filo d'erba per tornare in posizione verticale.
</span>
<br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_AN6wNCJ3WYc/R0HjUHs20SI/AAAAAAAABCc/Ziyd5E-pvk4/s1600-h/shining-waters-152857-ga.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5134634984983154978" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: pointer; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_AN6wNCJ3WYc/R0HjUHs20SI/AAAAAAAABCc/Ziyd5E-pvk4/s400/shining-waters-152857-ga.jpg" border="0" /></a>
<br />
<div style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="font-family:arial;">Il secondo invece ci porta a Buenos Aires, in </span><span style="FONT-WEIGHT: bold">Argentina</span><span style="font-family:arial;">, dove la gente si diverte a fare il bagno nel Rio de la Plata, un estuario dei fiumi Paranà ed Uruguay. Queste acque rappresentano la frontiera tra l'Argentina e, appunto, l'Uruguay. Il vantaggio insito nel vivere accanto a questi fiumi è la riprova del fatto che l'acqua è l'elemento fondamentale per la vita, come testimoniano le prime civiltà della Mesopotamia.
<br />La lucentezza di queste acque che riflettono i raggi del sole rende l'immagine ricca di vita: in un certo senso la vivacità nel movimento di onde e corpi supera la staticità tipica della fotografia. Ma mentre i corpi rossastri dei cacciatori nella foto di Johns si intona benissimo con l'ocra della sabbia e si confondono in essa, le scure figure di questi bagnanti si stagliano prepotentemente sullo sfondo chiaro del fiume. Da qui la riflessione sulla densità di popolazione, proporzionale alle possibilità di sopravvivenza.
<br />
</span></div></div>kindleryanoreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-2227942996829910186.post-337572743543979182007-11-14T22:08:00.000+01:002007-11-14T14:17:36.713+01:00Paris Photo - l'occhio del mondo<table cellspacing="2" cellpadding="1" width="100%"><tbody><tr>
<td valign="top" width="50%"><div style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="font-size:85%;">
<img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117431425611864850" style="FLOAT: left; MARGIN: 2px" src="http://bp2.blogger.com/_AmbUSxDNd3Y/RwTExK4EGxI/AAAAAAAAAdY/McIdmohscLc/s200/flagIT.gif" border="0" />
"A dieci anni dalla nascita, Paris Photo si è affermata come la più importante fiera dell’immagine fissa del mondo. Un appuntamento unico, che propone il meglio dell’espressione fotografica dalle origini ai giorni nostri, e, nello stesso tempo, offre un panorama prospettico della produzione fotografica mondiale.
<br/><br/>Paris Photo presenta l’undicesima edizione con il preciso intento di confermare la scelta originale di eccellenza e di sostegno della fotografia nelle sue diverse proposte, riunendo, dal 15 al 18 novembre 2007, un centinaio di gallerie e di editori provenienti da ogni parte del mondo. Fra esposizioni, incontri, dediche di libri, consegne di premi e conferenze, per cinque giorni Paris Photo sarà l’occhio del mondo."
<br/>Fonte: <a href="http://www.parisphoto.fr/7/introduction.htm?lang=it" target="_blank">Paris Photo</a>
<br/><br/>Luogo: 99 rue de Rivoli,
<br/>Carrousel du Louvre - Parigi
<br/>15-18 Nov. 2007
</span></div></td>
<td valign="top" width="50%"><div style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-STYLE: italic;font-size:85%;" ><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117431434201799458" style="FLOAT: left; MARGIN: 2px" src="http://bp0.blogger.com/_AmbUSxDNd3Y/RwTExq4EGyI/AAAAAAAAAdg/ZuqjocCOqAw/s200/flagUK.gif" border="0" />
"Over the decade since it first began, Paris Photo has won recognition as the world's premier fair for still photography.This unique event offers a deep and broad view of the medium, with the best of fine art photography from the earliest days until now and a forward-looking survey of what's happening in this art form today.
<br/><br/>Paris Photo is organizing its eleventh edition determined to maintain its standards of excellence and its support for photography in all its diversity. From November 15th through November 18th, 2007 it will bring together some hundred galleries and publishers from the world over.With its exhibitions, book signings, prize award ceremonies and lectures, during those five days Paris Photo will be the eye of the world."
<br/>Source: <a href="http://www.parisphoto.fr/7/introduction.htm?lang=uk" target="_blank">Paris Photo</a>
<br/><br/>Location: 99 rue de Rivoli,
<br/>Carrousel du Louvre - Paris
<br/>15-18 Nov. 2007
</span></div></td>
</tr></tbody></table>dMhttp://www.blogger.com/profile/12740046328308880386noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-2227942996829910186.post-27193744324730913882007-11-14T05:30:00.000+01:002007-11-14T13:54:18.633+01:00Free Magenta Now!<table cellpadding="1" cellspacing="2" width="100%"><tbody><tr>
<td valign="top" width="50%"><div style="text-align: justify;"><span style="font-size:85%;">
<img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117431425611864850" style="margin: 2px; float: left;" src="http://bp2.blogger.com/_AmbUSxDNd3Y/RwTExK4EGxI/AAAAAAAAAdY/McIdmohscLc/s200/flagIT.gif" border="0" />Per quanto possa sembrare pazzesco: "Il suo (del magenta, ndr) codice (CTM 002534774) è stato registrato e acquistato dalla Red Bull (in realtà, la Red Bull avrebbe acqusitato il blu/silver, ndr) e dalla Deutsche Telekom e se in Germania un utente vuole utilizzarlo sul proprio computer non può farlo."
<br/>
<br/>(Fonte: "<a href="http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/scienza_e_tecnologia/magenta/magenta/magenta.html" target="_blank" alt="Red Bull e Deutsche Telekom acquistano il magenta e ne vietano l'utilizzo">laRepubblica.it</a>" - Link: <a href="http://www.stijlfigurant.nl/magenta/" target="_blank">Reclaim Magenta</a>)
<br/><br/>E se dicessimo "addio" ai prodotti delle due aziende, fino a quando non ci avranno restituito i colori?
<br/><br/>Pazzesco!
</span></div></td>
<td valign="top" width="50%"><div style="text-align: justify;"><span style="font-style: italic;font-size:85%;" ><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117431434201799458" style="margin: 2px; float: left;" src="http://bp0.blogger.com/_AmbUSxDNd3Y/RwTExq4EGyI/AAAAAAAAAdg/ZuqjocCOqAw/s200/flagUK.gif" border="0" />
It sounds crazy: Magenta's color code (CTM 002534774) has been registered as a trademark and bought by Red Bull (rectius, Red Bull is said to have bought the 'blue/silver' color code) and by Deutsche Telekom; so -in Germany- pc users cannot use it.
<br/>(Source: "<a href="http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/scienza_e_tecnologia/magenta/magenta/magenta.html" target="_blank" alt="Red Bull and Deutsche Telekom buy magenta code">laRepubblica.it</a>" - Link: <a href="http://www.stijlfigurant.nl/magenta/" target="_blank">Reclaim Magenta</a>)
<br/><br/>And if we were to say "bye bye" to their products, until they set magenta (and blu/silver) free?
<br/><br/>Crazy world!
</span></div></td>
</tr></tbody></table>dMhttp://www.blogger.com/profile/12740046328308880386noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-2227942996829910186.post-30910894908482341012007-11-09T06:12:00.000+01:002007-11-09T14:37:05.643+01:00Storie di straordinaria rinascitaPer gentile concessione della <a style="font-weight: bold; color: rgb(0, 0, 102);" href="http://www.pangeaonlus.org/main.php?liv1=comunicazione&liv2=da_persona_a_persona&liv3=2007&liv4=2007-10&liv5=p3" target="_blank">Fondazione Pangea</a>.
<br/>
<p>
<br/>
<span style="font-weight: bold;">Grazie al progetto Sharma molte donne acquisiscono indipendenza economica e rispetto sociale</span>
<br/>Di <span style="font-style: italic;">Claudia Signoretti</span>, Assistente Progetti.</p>
<br/>
<div style="text-align: justify;">
<img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left;" src="http://bp0.blogger.com/_erstY2AAsuQ/RzReTc1ZPII/AAAAAAAAAAs/mXpphFW8g1A/s200/ProgettoSharma_FondazionePangea.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5130829563732507778" border="0" />Balika Basnet vive a Dang, un distretto molto povero nelle pianure del Terai, nel Nepal meridionale. Sposatasi all’età di 15 anni, Balika si ritrovò ben presto con tre figli e un marito molto più dedito all’alcool e al gioco d’azzardo che alla famiglia. Impegnata a provvedere da sola alla famiglia e al duro lavoro nei campi, la sera era costretta a subire le prepotenze e, spesso, l’ira violenta del marito ubriaco che la picchiava senza motivo.
<br/>Balika trascorreva così le sue giornate per mesi, anzi per anni, fin quando, venuta a sapere che era stato aperto un Centro Donna proprio nel suo distretto, andò a incontrare Tulasa, la responsabile, alla quale raccontò la sua storia e i suoi problemi. Tulasa le propose di inserirsi in un gruppo di risparmio e così Balika iniziò, con grande entusiasmo, a partecipare a tutte le attività svolte nel Centro Donna. Dimostrando buone capacità nella gestione dei risparmi all’interno del gruppo, Balika ottenne dal Centro stesso un prestito di 20.000 rupie nepalesi (poco più di 200 euro) per avviare una propria attività di allevamento di bufali.
<br/>In breve tempo tale attività cominciò a produrre buoni guadagni, con i quali Balika non solo ha potuto restituire il prestito nei tempi prefissati, ma ha anche iniziato a mettere da parte qualche risparmio per la propria famiglia.
<strong>Il successo di Balika ha innescato un’enorme trasformazione anche nel marito, che non solo ha smesso di bere e di giocare d’azzardo, ma ha iniziato a prendersi cura della famiglia e a dedicarsi a lavori socialmente utili nel proprio villaggio. Incoraggia la moglie a partecipare alle attività del Centro ed è diventato convinto sostenitore dell’importanza di una partecipazione attiva delle donne all’interno della comunità. </strong>
<br/>
<br/>
Sita Adhikari ha 35 anni ed è la quinta moglie di un uomo che ha esattamente il doppio della sua età. Anche lei, come Balika, aveva un marito alcolizzato e violento. Per mantenere la famiglia, Sita aveva venduto tutti i gioielli che le erano stati regalati dai genitori per le nozze e con il ricavato aveva aperto un negozietto per la vendita di generi alimentari. Ma la disonestà di un abitante del villaggio, che acquistò da lei un sacco di riso a credito, con l’impegno disatteso di pagarlo il giorno successivo, fece immediatamente fallire l’attività appena intrapresa.
<br/>Presso il Centro Donna anche Sita ha potuto contare sull’appoggio di altre coetanee dal vissuto simile al suo e, ricevuto un microcredito, ha potuto ritentare un’attività commerciale, aprendo un piccolo negozio di tè. Ora dichiara con orgoglio (e con grande riconoscenza verso le amiche del Centro che l’hanno aiutata) di essere riuscita finalmente a realizzare i suoi sogni: garantire un’istruzione a entrambi i figli e godere del supporto e della stima del marito, che ora l’aiuta sia nelle faccende domestiche che nel lavoro del negozio.
<br/>Il fattore economico, unito all’amicizia e alla solidarietà delle altre donne e agli incontri formativi offerti dal Centro non solo hanno aiutato sia Balika che Sita a ritrovare sicurezza in sé stesse e nelle proprie capacità, ma hanno cambiato radicalmente le loro vite: le due donne hanno imparato a gestire efficientemente i propri guadagni e risparmi, hanno migliorato i rapporti con la propria comunità, hanno conquistato la stima e la fiducia dei propri mariti e famiglie.
<br/>
<br/>
<strong>Le vicende di Balika e Sita sono due delle tante storie di ordinaria povertà ma anche di straordinaria rinascita delle donne coinvolte nel progetto Sharma, che Fondazione Pangea sta realizzando in collaborazione con la nepalese Women Foundation in cinque distretti nel sud del Nepal. </strong>
<br/>Il progetto ha permesso l’apertura di cinque Centri Donna, luoghi di aggregazione e socializzazione. Per ogni Centro sono state selezionate tre responsabili che vengono formate sulla gestione delle varie attività. Al termine di questa formazione, che prevede corsi di contabilità, gestione del microcredito, "genere e sviluppo", nonché consulenza psicologica e legale, le responsabili tornano nei propri distretti per essere, a loro volta, formatrici e trasmettere alle altre donne quanto hanno appreso.
<br/>Sotto la guida delle responsabili, presso i Centri si organizzano incontri di sensibilizzazione e informazione per la comunità su varie tematiche tra cui i diritti umani, la violenza domestica, i diritti legali, il traffico di donne e di minori, la recente guerra civile e il processo di pace. Inoltre si offre supporto psicologico e consulenza legale, mediazione familiare e all’interno della comunità, per le donne vittime di soprusi e violenza. Infine si tengono corsi di alfabetizzazione e di formazione professionale per rendere le donne in grado di svolgere un’attività autonoma, anche con la concessione di microcrediti per favorire il raggiungimento dell’indipendenza economica.
<br/>Ogni Centro è frequentato da un minimo di 100 a un massimo di 500 donne che, come Balika e Sita, hanno deciso di prendere in mano le redini della propria vita e cambiare il proprio destino. Donne coraggiose i cui sforzi e i cui successi restano solitamente in un anonimo silenzio.
<br/>Purtroppo è difficile contenere in queste poche righe le emozioni e la formidabile energia di queste donne, raccontare, senza correre il rischio di banalizzarle, le loro storie e la loro ferrea determinazione, cogliere come il percorso offerto dai Centri Donna sia stato un momento importante e decisivo per la loro vita. Tale cammino assume ancor più rilevanza se si pensa che s’inserisce nel contesto di una società fortemente patriarcale, in cui l’identità della donna si forgia secondo il ruolo che essa ricopre in relazione all’uomo - quello di figlia, moglie, madre - e in cui la cittadinanza si può acquisire solo a partire dai 16 anni. Ma deve essere un uomo a chiederla per conto della donna!
</div><p></p>dMhttp://www.blogger.com/profile/12740046328308880386noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-2227942996829910186.post-6335042459684886042007-11-07T02:30:00.000+01:002007-11-09T14:49:36.420+01:00Congo: i civili in pericolo© <a href="http://hrw.org/english/docs/2007/10/22/congo17143.htm" target="_blank" alt="">Human Rights Watch</a>
<table cellpadding="1" cellspacing="2" width="100%"><tbody><tr>
<td valign="top" width="50%"><div style="text-align: justify;"><span style="font-size:85%;">
<img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117431425611864850" style="margin: 2px; float: left;" src="http://bp2.blogger.com/_AmbUSxDNd3Y/RwTExK4EGxI/AAAAAAAAAdY/McIdmohscLc/s200/flagIT.gif" border="0" />
<span style="font-weight:bold;">Congo: I Caschi Blu dell’ONU e l’esercito devono proteggere i civili a rischio a Nord Kivu.
</span>
<br/><br/>(Kinshasa, 23 Ottobre, 2007) – Mentre i politici e i diplomatici congolesi tentano di evitare una guerra su larga scala nelle province orientali a Nord Kivu nella Repubblica Democratica del Congo, l’Osservatorio dei Diritti Umani ha pubblicato oggi un rapporto che documenta orribili assassini, stupri, saccheggi da parte di tutte le parti impegnate nel conflitto.
<br/><br/>Il documento di 86 pagione, <a href="http://hrw.org/reports/2007/drc1007/" target="_blank" alt="Report issued by Human Rights Watch documenting horrific murders, rape, and pillage by all parties to the conflict">"Prosegue la crisi a Nord Kivu"</a>, elenca i crimini contro i civili da parte dei soldati dell’esercito congolese, delle truppe del generale dissidente Laurent Nkunda, e delle forze di opposizione del Ruanda, dette Forze per la Liberazione del Ruanda (FDLR). La relazione documenta i 18 mesi di conflitto, nel quale i civili sopportano il peso degli abusi.
<br/><br/>"Gli sforzi per risolvere il conflitto non hanno ancora portato sollievo alla popolazione locale,” ha riferito Anneke Van Woudenberg, ricercatore per il Congo per l’Osservatorio dei Diritti Umani. “I politici devono passare all’azione, proprio adesso, per proteggere i cittadini del Congo e fare giustizia per per i crimini del passato."
<br/>Una tregua vacillante tra l’esercito congolese e le truppe di Nkunda è andata in frantumi alla fine di agosto e gli scontri sono continuati, nonostante l’annuncio del governo, la settimana scorsa, di estendere al 15 ottobre il termine massimo entro il quale le truppe dissidenti devono unirsi all’esercito nazionale.
<br/><br/>Nkunda, a capo dei soldati dissidenti, sostiene che sta difendendo i Tutsi del Congo, una minoranza di cui fa parte. Egli afferma che i Tutsi di Nord Kivu, dove ha la sua base, resteranno senza un’adeguata protezione se permetterà alle sue truppe di essere del tutto integrate nell’esercito nazionale e schierate in altri luoghi in Congo.
<br/>Le sue forze hanno combattuto anche contro i combattenti del FDLR, molti dei quali fanno parte degli Hutu del Ruanda o sono membri di gruppi congolesi in relazione con gli Hutu. A volte il FDLR ha combattuto contro le truppe dell’esercito congolese ma, in altre occasioni, hanno cooperato con i soldati dell’esercito governativo. Nelle recenti operazioni, il FDLR ha affermato che sta combattendo a fianco dell’esercito governativo contro Nkunda.
<br/><br/>Oltre ai civili rapinati e uccisi, i soldati hanno preso parte a stupri di massa e al saccheggio e alla distruzione delle proprietà. Tutte le forze hanno utilizzato soldati bambini ed alcuni comandanti hanno cercato di impedire alle agenzie internazionali per la protezione dei bambini di localizzare e portare via i bambini dalle loro fila.Dalla fine del 2006, il conflitto ha costretto circa 370.000 persone ad abbondonare le proprie case, aggiungendo un ulteriore fardello alle agenzie umanitarie che già stanno cercando di assistere centinaia di migliaia di sfollati delle prime fasi di combattimento.
<br/><br/>I Caschi Blu e la comunità internazionale hanno risposto in ritardo alla crisi a Nord Kivu. Il 26 settembre i rappresentanti di Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Belgio e Sud Africa si sono incontrati a New York e hanno riconosciuto il rischio di una estensione della crisi. Hanno inoltre trovato l’intesa su di una “tabella di marcia” per migliorare la situazione della sicurezza, includendo un’azione più decias da parte dei Caschi Blu dell’ONU.
<br/><br/>Attualmente ci sono oltre 17.000 Caschi Blu in Congo. Sparsi su tutto il vasto territorio, 4.500 sono stanziati a Nord Kivu. Il loro mandato include la protezione dei civili, includendo l’uso della forza delle armi, se necessario.
<br/><br/>“I Caschi Blu dell’Onu devono utilizzare tutte le loro risorse militari e civili per assicurare la protezione ai civili vulnerabili, “ha affermato Van Woudenberg. “Essi devono denunciare le violazioni dei diritti umani ed essere pronti a rispondere a nuove minacce”.
<br/><br/>Traduzione di Cecilia Metta.
</span></div></td>
<td valign="top" width="50%"><div style="text-align: justify;"><span style="font-style: italic;font-size:85%;" ><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117431434201799458" style="margin: 2px; float: left;" src="http://bp0.blogger.com/_AmbUSxDNd3Y/RwTExq4EGyI/AAAAAAAAAdg/ZuqjocCOqAw/s200/flagUK.gif" border="0" />
<span style="font-weight:bold;">DR Congo: Army and UN Peacekeepers Must Protect Civilians at Risk in North Kivu</span>
<br/><br/>(Kinshasa, October 23, 2007) – As Congolese politicians and diplomats scramble to avoid full-scale war in the eastern province of North Kivu in the Democratic Republic of Congo, <a href="http://hrw.org/" target="_blank">Human Rights Watch</a> today issued a report documenting horrific murders, rape, and pillage by all parties to the conflict.
<br/><br/>The 86-page report, <a href="http://hrw.org/reports/2007/drc1007/" target="_blank" alt="Report issued by Human Rights Watch documenting horrific murders, rape, and pillage by all parties to the conflict">"Renewed Crisis in North Kivu"</a> details crimes against civilians by Congolese army soldiers, troops of renegade general Laurent Nkunda, and combatants of a Rwandan opposition force called the Forces for the Liberation of Rwanda (FDLR).The report documents an 18-month pattern of conflict where civilians bear the brunt of the abuses.
<br/><br/>"Efforts to resolve the conflict have not yet brought relief for the local population," said Anneke Van Woudenberg, senior researcher on the Congo for Human Rights Watch. "Politicians need to take action, right now, if Congolese citizens are to be protected and justice delivered for the crimes of the past."
<br/><br/>A shaky ceasefire between the Congolese army and Nkunda’s troops fell apart in late August and skirmishes between them have continued, despite the government’s announcement last week to extend an October 15 deadline for the dissident troops to join the national army.
<br/><br/>Nkunda, who leads the dissident soldiers, says he is defending the interests of Congolese Tutsi, a minority group of which he is a member. He claims that the Tutsi of North Kivu, where he is based, will lack adequate protection if he permits his troops to be fully integrated into the national army and deployed to posts elsewhere in Congo.
<br/><br/>His forces have also fought FDLR combatants, many of whom are Rwandan Hutu or members of Congolese groups related to the Hutu. At times the FDLR have fought against Congolese army troops but on other occasions, they have cooperated with soldiers of the government army. In recent operations, FDLR were said to be fighting with government troops against Nkunda.
<br/><br/>In addition to killing and abducting scores of civilians, soldiers have engaged in widespread rape and in the looting and destruction of property. All forces used child soldiers and some commanders tried to prevent international child protection agencies from locating and removing children them from their ranks.
<br/><br/>Since late 2006 the conflict has displaced some 370,000 persons, adding to the burden on humanitarian agencies already trying to assist hundreds of thousands of others displaced by earlier stages of the fighting.
<br/><br/>UN peacekeepers and the international community have been slow to respond to the crisis in North Kivu. On September 26 senior representatives from the United States, United Kingdom, France, Belgium and South Africa met in New York and acknowledged the risk of a wider crisis. They agreed to a roadmap meant to improve the security situation, including more robust action by UN peacekeepers.
<br/><br/>There are currently over 17,000 UN peacekeeping troops in Congo. Spread throughout the enormous Congo, some 4,500 are based in North Kivu. Their mandate includes protecting civilians, including by the use of armed force if necessary.
<br/><br/>"UN peacekeepers must use all their military and civilian resources to ensure protection for vulnerable civilians," said Van Woudenberg. "They must denounce human rights violations when they occur and be ready to respond swiftly to new threats."
</span></div></td>
</tr></tbody></table>dMhttp://www.blogger.com/profile/12740046328308880386noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-2227942996829910186.post-14222958671654837862007-10-31T02:50:00.000+01:002007-10-31T14:07:55.640+01:00Birmania, arruolati bambini soldato<table cellpadding="1" cellspacing="2" width="100%"><tbody><tr>
<td valign="top" width="50%"><div style="text-align: justify;"><span style="font-size:85%;">
<img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117431425611864850" style="margin: 2px; float: left;" src="http://bp2.blogger.com/_AmbUSxDNd3Y/RwTExK4EGxI/AAAAAAAAAdY/McIdmohscLc/s200/flagIT.gif" border="0" /><span style="font-weight: bold;">Birmania: l'esercito acquista i bambini</span>
<br />
Per fronteggiare una crisi negli organici dell'esercito la giunta militare birmana sta reclutando forzatamente molti bambini, alcuni dei quali di 10 anni, nelle forze armate.
<br />
<a href="http://hrw.org/reports/2007/burma1007/" alt="Leggi il report 'Venduti per diventare soldati - Il reclutamento e l'impiego di bambini soldato in Birmania' " target="_blank">Leggi il report di HRW (in inglese)</a>.
<br />
<br />
Un testimone
<br />
"Non mi ricordo quanti anni avevo quando ho iniziato a combattere. Credo 13. Quella volta cademmo in un'imboscata dei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Karenni" target="_blank">Karen Rossi</a>, e quattro dei nostri soldati morirono. Avevo paura perchè ero molto giovane, e ceracai di scappare, ma il capitano mi urlò: ‘Non scappare! Se scappi ti ammazzo!’"
<br />
—Aung Zaw racconta il suo primo combattimento
<br />
(Fonte: <a href="http://hrw.org/english/docs/2007/10/31/burma17178.htm" target="_blank">Human Rights Watch</a>)</span></div></td>
<td valign="top" width="50%"><div style="text-align: justify;"><span style="font-style: italic;font-size:85%;" ><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117431434201799458" style="margin: 2px; float: left;" src="http://bp0.blogger.com/_AmbUSxDNd3Y/RwTExq4EGyI/AAAAAAAAAdg/ZuqjocCOqAw/s200/flagUK.gif" border="0" />
<span style="font-weight: bold;">Burma: Children Bought and Sold by Army Recruiters</span>
<br />
Facing a military staffing crisis, the Burmese government is forcibly recruiting many children, some as young as age 10, into its armed forces.
<br />
<a href="http://hrw.org/reports/2007/burma1007/" alt="Read the report 'Sold to Be Soldiers - The Recruitment and Use of Child Soldiers in Burma' " target="_blank">Read the report</a>.
<br />
<br />
Testimony from the report
<br />
"I can’t remember how old I was the first time in fighting. About 13. That time we walked into a <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Karenni" target="_blank">Karenni</a> ambush, and four of our soldiers died. I was afraid because I was very young so I tried to run back, but [the] captain shouted, ‘Don’t run back! If you run back I’ll shoot you myself!’"
<br />
—Aung Zaw, describing his first exposure to combat
<br />
(Source: <a href="http://hrw.org/english/docs/2007/10/31/burma17178.htm" target="_blank">Human Rights Watch</a>)</span></div></td>
</tr></tbody></table>dMhttp://www.blogger.com/profile/12740046328308880386noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-2227942996829910186.post-6762900751327768262007-10-30T15:35:00.001+01:002007-10-31T14:09:48.050+01:00Apologia di fascismo: e il comunismo?<img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" src="http://bp3.blogger.com/_erstY2AAsuQ/RydDme7dXNI/AAAAAAAAAAk/PhM2iHovv6s/s400/falce_e_martello.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5127141029201140946" border="0" />
<table cellpadding="1" cellspacing="2" width="100%"><tbody><tr>
<td valign="top" width="50%"><div style="text-align: justify;"><span style="font-size:85%;">
<img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117431425611864850" style="margin: 2px; float: left;" src="http://bp2.blogger.com/_AmbUSxDNd3Y/RwTExK4EGxI/AAAAAAAAAdY/McIdmohscLc/s200/flagIT.gif" border="0" />Se esiste il reato di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Apologia_del_fascismo" target="_blank" alt="Reato di apologia del fascismo">apologia di fascismo</a>, come giustamente prevede il nostro ordinamento, perchè scandalizzarsi per la proposta di introdurre il <a href="http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/politica/udc/udc/udc.html" target="_blank" alt="Apologia di comunismo, la proposta del capogruppo alla camera dell'Udc Luca Volontè">reato di apologia del comunismo</a>?
<br />
In cosa il secondo è stato migliore del primo da non doverne scongiurare il ritorno?
</span></div></td>
<td valign="top" width="50%"><div style="text-align: justify;"><span style="font-style: italic;font-size:85%;" ><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117431434201799458" style="margin: 2px; float: left;" src="http://bp0.blogger.com/_AmbUSxDNd3Y/RwTExq4EGyI/AAAAAAAAAdg/ZuqjocCOqAw/s200/flagUK.gif" border="0" />The Italian law, <span style="font-weight: bold;">rightly</span>, provide for the crime of "fascism's apologia". So, why beeing shocked by the proposal to introduce also the crime of "comunism's apologia"?
<br />
Why should we consider comunist dictatorships better than the fascist ones?</span></div></td>
</tr></tbody></table>dMhttp://www.blogger.com/profile/12740046328308880386noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-2227942996829910186.post-74190913920168527472007-10-26T22:53:00.000+02:002007-10-31T14:14:28.464+01:00Myanmar, le foto orribili della vergogna<table cellpadding="1" cellspacing="2" width="100%"><tbody><tr>
<td valign="top" width="50%"><div style="text-align: justify;"><span style="font-size:85%;">
<img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117431425611864850" style="margin: 2px; float: left;" src="http://bp2.blogger.com/_AmbUSxDNd3Y/RwTExK4EGxI/AAAAAAAAAdY/McIdmohscLc/s200/flagIT.gif" border="0" />"Carissimi, le parole vengono meno. Queste foto di un monaco assassinato sono state prese in segreto in un obitorio. Pensate quanti molti altri hanno subito lo stesso destino. Vi prego, diffondete queste fotografie a più gente possibile, perché il mondo sappia che c’è bisogno di molto più che a semplice condanna di questi bastardi [della giunta]".
<br />Con queste parole di dolore e d’ira, attraverso esuli birmani, ci sono giunte le due foto che abbiamo deciso di pubblicare con un avvertimento: sono foto molto crude e violente, forse non adatte a tutti i lettori.
<br />Ma esse sono le foto della vergogna.
(fonte: <a href="http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=10652&size=A" target="_blank">AsiaNews.it</a>)
</span></div></td>
<td valign="top" width="50%"><div style="text-align: justify;"><span style="font-style: italic;font-size:85%;" ><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117431434201799458" style="margin: 2px; float: left;" src="http://bp0.blogger.com/_AmbUSxDNd3Y/RwTExq4EGyI/AAAAAAAAAdg/ZuqjocCOqAw/s200/flagUK.gif" border="0" />"Dear friends, words fail me. These photos of a murdered monk were taken in secret in a mortuary. Just think of how many more have been subjected to the same destiny. I beg you to make these images known to as many people as possible, so that the world knows that simple condemnation of these bastards [the junta] is not enough".
<br />With this enraged cry, through Burmese exiles, these two photos have made their way to us, which we have decided to publish along with this warning: these are cruel and violent images, perhaps not suitable for all of our readers.
<br />But they are the photos of shame.
(source: <a href="http://www.asianews.it/index.php?l=en&art=10652&size=A">Asianews.it</a>)
</span></div></td>
</tr></tbody></table>
<br />
<br />
<img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" src="http://bp2.blogger.com/_erstY2AAsuQ/RyHxvu7dXLI/AAAAAAAAAAU/Zo6rOpsWeaM/s400/MYANMAR+-+LA+VERGOGNA+1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5125643653277899954" border="0" />
<br />
<img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" src="http://bp2.blogger.com/_erstY2AAsuQ/RyHxvu7dXMI/AAAAAAAAAAc/SbVoaTS8Si0/s400/MYANMAR+-+LA+VERGOGNA+2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5125643653277899970" border="0" />dMhttp://www.blogger.com/profile/12740046328308880386noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-2227942996829910186.post-78209177662315001752007-10-19T22:10:00.000+02:002007-10-30T15:57:45.765+01:00Vogliono controllare i blog?<img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_erstY2AAsuQ/RxiCxcBZRmI/AAAAAAAAAAM/r5_wceRpUKQ/s400/censura.jpg" alt="Censura su internet. Controllo dei blog in Italia" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5122988361981183586" border="0" />
<br />
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size:85%;">
<img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117431425611864850" style="margin: 2px; float: left;" src="http://bp2.blogger.com/_AmbUSxDNd3Y/RwTExK4EGxI/AAAAAAAAAdY/McIdmohscLc/s200/flagIT.gif" border="0" />"Consiglio dei ministri del 12 ottobre: il governo approva e manda all'esame del Parlamento il testo che vuole cambiare le regole del gioco del mondo editoriale, per i giornali e anche per Int