giovedì 26 aprile 2007

Aprire le porte della scuola ai bambini boliviani

Dal sito "The Democracy Center", post di Jim Shultz del 14 marzo 2007. Titolo originale "Trying to Open the Door to the Schoolhouse for Bolivian Children". Si ringrazia Olga Liserre per la traduzione.

Ai lettori: Al principio di ogni nuovo anno scolastico qui a Cochabamba è normale essere avvicinati da dozzine di bambini che chiedono denaro per acquistare una lunga lista di materiali (penne, carta, libri) richiesti dalle scuole. Per famiglie che vivono sulla soglia della povertà (e ce ne sono molte) pagare da 10 a 25 dollari per il materiale richiesto è un’impresa impossibile. Di fatto, per molte famiglie è la barriera economica, tra le altre, a rendere impossibile mandare i figli a scuola. In questo post la nostra squadra di ricerca e scrittura, formata da Aldo Orrelana, Jonas Brown e Leny Olivera, è tornata con un rapporto sul nuovo programma del governo boliviano per offrire agli studenti della scuola pubblica un sovvenzionamento biannuale derivante dalle nuove entrate per la nazione su gas e petrolio. Si tratta di uno sguardo non solo al nuovo programma, ma anche ai problemi più gravi che i bambini affrontano qui. Jim Shultz Cercando di aprire la porta della scuola ai bambini boliviani Angelica Ayala Rojas è una madre boliviana che ha cinque figli. Quest’anno, invece di passare al sesto livello, il suo figlio maggiore ha abbandonato la scuola per lavorare nel negozio di famiglia. Perchè la signora Rojas ha potuto mantenere il figlio fino al quinto livello ma al sesto non più? La risposta è suggerita dai benefici e dai limiti del programma sociale “Bono Juancito Pinto” recentemente inaugurato dal Presidente Morales, un sussidio annuale di 200 Boliviani ($ 25) assegnato ai bambini iscritti dal primo al quinto grado di scuola. In Bolivia le realtà economiche spesso spingono i bambini – in particolare quelli appertenenti a famiglie rurali – fuori dalle aule, sul posto di lavoro. La signora Rojas ha spiegato perchè il suo figlio maggiore non ha potuto rimanere a scuola ora che non ha più i requisiti per il bonus. “Ho bisogno che i miei figli aiutino a vendere i miei prodotti. Loro vanno sulla strada a vendere per me. Se il governo rendesse il bonus disponibile per i ragazzi della scuola superiore, ciò sarebbe maggiormente d’aiuto. In questo modo i nostri figli avrebbero la possibilità di studiare più a lungo e non crescerebbero senza istruzione.” Il “Bono Juancito Pinto”, diventato legge lo scorso ottobre, beneficia approssimativamente 1.200.000 studenti della scuola pubblica, provenienti da circa 13.000 scuole di tutta la nazione. Più della metà dei bambini oggetto di questa legge – quelli compresi tra i cinque e i dieci anni – non hanno mai frequentato o attualmente non frequentano la scuola. Il nuovo programma costerà 30 milioni di dollari l’anno e sarà sovvenzionato dalle entrate addizionali ottenute dalla nazionalizzazione degli idrocarburi. Il denaro è distribuito in contanti direttamente ai bambini durante cerimonie nazionali organizzate con l’aiuto delle forze armate. Il pagamento viene effettuato in rate di 100 Boliviani, una all’inizio, l’altra al termine dell’anno scolastico. Vengono beneficiati tutti i bambini che frequentano le scuole pubbliche nel grado stabilito, qualunque siano le condizioni economiche della famiglia. “Evo Morales sta facendo una cosa buona,” ha detto America Diaz, un’altra madre che beneficia del bonus. Lei ha tre figli, dei quali uno solo ha le qualifiche necessarie. Gli altri sono troppo piccoli. “Almeno il denaro aiuta un pò. Quando hai due o tre bambini a scuola ricevi una discreta somma di denaro. Anche se con solo un figlio a scuola non è molto… Magari potessi iscrivere i miei due più piccoli…,” ha scherzato, riferendosi ai figli di due e quattro anni. Juancito Pinto, da cui il bonus prende il nome, era un tamburino militare di 12 anni durante la Guerra del Pacifico (1879-1884), in cui la Bolivia perse la sua ultima striscia di accesso dal mare verso il Cile. Durante la battaglia di Alto de la Alianza, Juancito scambiò il suo tamburo con un fucile e morì in battaglia. Il suo nome è diventato simbolo nazionale di tenacia e in particolare dei continui tentativi della Bolivia di riguadagnare l’accesso all’oceano. Oggi i bambini boliviani non devono affrontare la guerra ma è probabile che si trovino sul campo di battaglia dell’economia. In un paese con soli 8,6 milioni di abitanti, approssimativamente 800.000 bambini lavorano, rappresentando il 21 % della forza lavoro nazionale. Circa 120.000 lavoratori bambini boliviani sono impiegati in attività minerarie su piccola scala, una vita dura anche per un adulto. L’edizione dell’inverno 2005 di “Human Rights Magazine” dell’ American Bar Association ha fornito la seguente descrizione dell’esperienza di un minatore bambino: “ [Essi] sono soggetti a un lavoro fisico massacrante, che comprende il trasporto di dinamite, rottami e acqua. Sono testimoni di incidenti mortali in miniera… Molti dei bambini che lavorano in miniera non frequentano affatto la scuola e coloro che cercano di conciliare lavoro e scuola spesso verificano che il lavoro in miniera interferisce con la loro istruzione. I bambini della città mineraria di Uncia nel Dipartimento di Potosi guardano i visitatori con occhi e volti che dimostrano un’età maggiore… Si accasciano sulle loro sedie, stanchi e indifferenti, descrivendo la durezza delle loro vite attraverso i fatti. Accettano la situazione come loro destino e loro dovere.” Il “Bono Juancito Pinto” sembra essere esattamente il tipo di cambiamento che il Presidente Morales aveva in mente quando si dichiarò, il giorno dell’elezione nel 2005, “il candidato di coloro che sono disprezzati nella storia della Bolivia, il candidato dei più disdegnati e discriminati.” Lo scenario rappresenta un sogno populista: il denaro che stava scomparendo oltreoceano nelle casse di grandi multinazionali di gas naturale e petrolio viene adesso consegnato direttamente nelle mani dei bambini che frequentano le scuole pubbliche. Tuttavia, l’istituzione del bonus ha portato con sé alcune critiche. Mentre il 40 % dei bambini boliviani termina il primo ciclo di studi, solamente il 20 % ottiene il diploma di scuola superiore. Come ha puntualizzato la signora Rojas, il fatto che la nuova legge riguardi la scuola primaria non necessariamente incoraggia le famiglie ad investire a lungo termine sull’istruzione dei figli. Il Presidente Morales ha sollevato pubblicamente la questione nel novembre 2006, suggerendo che con gli interessi guadagnati investendo i suoi crescenti fondi finanziari in banche oltreoceano, il paese potrebbe essere presto in grado di estendere il “Bono Juancito Pinto” fino a includere gli studenti delle scuole secondarie. Adolfo Soliz, l’insegnante di educazione fisica della scuola primaria di Rivera de Guzman a Cochabamba, segnala un altro potenziale punto di debolezza: “Noi raccomandiamo che i genitori [spendano il bonus per i propri figli], ma non sappiamo come il denaro venga effettivamente impiegato”. Alcuni hanno suggerito che, invece del contante, il governo dovrebbe distribuire buoni spendibili esclusivamente per i bambini. Altri si preoccupano che le famiglie diventino dipendenti dal bonus, il quale è soggetto ad oscillazioni in base al prezzo del petrolio su scala mondiale. Più acutamente, forse, altri osservano che questa legge fornisce un aiuto superficiale, poiché non intacca le profonde strutture economiche e sociali che creano il diffuso bisogno e la tolleranza del lavoro minorile. Nonostante queste potenziali carenze del “Bono Juancito Pinto”, la maggior parte degli esperti concordano nell’affermare che migliorare l’accesso all’istruzione sia un passo importante per interrompere quei cicli economici e sociali che hanno fatto sprofondare la Bolivia nella povertà. In un paese in cui il 60% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà e dove è un importante traguardo per un bambino che vive in campagna completare la scuola primaria, molti tra i meno fortunati trovano speranza nello spirito umanitario della legge. Il signor Soliz osserva semplicemente: “[Il governo] non può dare molto denaro, ma si tratta pur sempre di un aiuto per le famiglie.”

martedì 13 marzo 2007

Bolivia: nuovi sondaggi, il consenso a Morales torna al 64%

Dal sito The Democracy Center, del 12 marzo 2007:

Il quotidiano "Los Tiempos" di oggi (12.03.07, ndr) riporta i risultati di un nuovo sondaggio di "Equipos Mori Consultores Asociados" condotto agli inizi di febbraio in cinque città della Bolivia: Cochabamba, El Alto, La Paz, Tarija e Santa Cruz. I risultati indicano che il consenso verso il Presidente Evo Morales è tornato alto, con un 64% di intervistati favorevoli e il 32% contrari. Il sondaggio inoltre riferisce che il 70% degli intervistati ha un'impressione positiva delle principali autorità governative ed ha la sensazione che vi sia stata una diminuzione nel livello di corruzione. L'Assemblea Costituente è, al momento, l'organo meno popolare del sistema politico. I sondaggi boliviani, ad onor del vero, sono sempre da interpretare, soprattutto perche tendono a sottostimare l'opinione dei centri rurali (che sembrano essere stati trascurati da questo sondaggio), di solito differente. Nel caso di Morales questo significa solitamente che i sondaggi (che sottostimano le aree rurali e sovrastimano le città) tendono a sottostimare il suo supporto politico. Questo è stato il caso in particolare dei sondaggi pre-elettorali, quando Morales sembrava dovesse andare al ballottaggio. Se questa è la situazione, allora il consenso a Morales -anche se varia sensibilmente da regione a regione (91% a El Alto, 47% a Santa Cruz)- è molto alto a livello nazionale. Per fornire un termine di paragone, il consenso al Presidente Bush negli Stati Uniti d'America è del 29%, secondo un sondaggio di marzo del New York Times/CBS News.