venerdì 13 luglio 2007

Brasile: la fine del Prestes Maia

© testo e foto Tatiana Cardeal (sito web: Brazil Social Photography; Flickr: Fotografie di Tatiana Cardeal).

Gli uccelli sono volati via La fine dell'occupazione del Prestes Maia. Foto di Tatiana Cardeal L'occupazione del Prestes Maia si è oramai conclusa, con lo sgombero di tutte le famiglie. E' durata in tutto quasi 5 anni. Nel fotografare l'entrata principale dell'edificio, ora chiusa con mattoni e cemento, ho provato un mix di sentimenti contrastanti. Se, da una parte, vi sono stati degli sviluppi e delle conquiste importanti nel dibattito e nel processo per l'edilizia popolare, ed è stata portata l'attenzione sull'esclusione sociale causata dalla speculazione edilizia e dai preconcetti di classe, d'altro canto guardare questa porta sbarrata, con tutto ciò che rappresenta, mi rattrista un po'. E' come guardare un'enorme tomba di 22 piani, sigillata, senza vita, nel cuore della città.

mercoledì 20 giugno 2007

Brasile: la "pacificazione" dei Rikbaktsa

© foto Tatiana Cardeal (sito web: Brazil Social Photography; Flickr: Fotografie di Tatiana Cardeal); testo tratto da "Rikbaktsa Location and history", di Rinaldo S.V. Arruda, dell'Istituto per gli studi Socio-ambientali. Traduzione di Olga Liserre.

Pacificazione
Fotografia di Indigeno Rikbaktsa; fotografia di tatiana CardealDurante e nelle fasi successive la “pacificazione” dei Rikbaktsa, epidemie di influenza, varicella e vaiolo hanno decimato il 75% di una popolazione stimata intorno ai 1300 individui all’epoca del contatto. Di conseguenza i Rikbaktsa hanno perso molte delle loro terre e la maggior parte dei loro bambini più piccoli sono stati prelevati dai villaggi per essere cresciuti nel collegio gesuita di Utiariti, a quasi 200 km di distanza. Lì i piccoli Rikbaktsa sono stati educati insieme a bambini appartenenti ad altri gruppi indigeni, contattati anch’essi dai missionari. Gli adulti sopravvissuti sono stati gradualmente trasferiti dai loro villaggi d’origine ad altri più grandi, centralizzati sotto l’amministrazione catechista dei gesuiti. Nel 1968, circa il 10% del territorio d’origine dei Rikbaktsa è stato delimitato come Terra Indigena Erikbaktsa; da quel momento in poi i bambini hanno iniziato a essere riportati nei loro villaggi e l’azione dei missionari si è concentrata in quella zona. Dalla fine degli anni ’70, i Rikbaktsa hanno lottato per riprendere il controllo su parte delle loro terre tradizionali. Tuttavia, esse sono ancora occupate da minatori, imprese che lavorano il legno e aziende di colonizzazione.

giovedì 31 maggio 2007

Brasile: gli abusivi del Prestes Maia

Introduzione Per più di un decennio, un edificio di 22 piani sulla Rua Prestes Maia, nel centro di San Paolo, è rimasto disabitato, abbandonato dal suo proprietario. Nel novembre del 2002, il Movimento Sem Teto do Centro (MSTC), il Movimento dei Senzatetto di San Paolo, l'hanno occupato. Dall' aprile 2005 il Comune ha iniziato le procedure di sfratto della costruzione, su incarico del proprietario. Nel febbraio 2006 è stato fissato una scadenza (15 aprile) per lo sgombero delle famiglie. Il 30 marzo 2006, Amnesty International ha emesso un "Azione Urgente" per conto delle famiglie del Prestes Maia, ricordando alle autorità brasiliane che, in base all'Accordo Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, devono quantomeno fornire un adeguato preavviso dello sgombero, e fornire agli occupanti un adeguata soluzione alternativa. Il 4 aprile 2006, la Corte Suprema ha riconosciuto il diritto di residenza delle famiglie, sospendendo l'ordine di sgombero a tempo indeterminato. Nel febbraio 2007 è stato approvato un nuovo ordine di sgombero delle 468 famiglie del Prestes Maia, entro il 4 marzo, in quanto l'edificio -nel suo stato attuale- non potrebbe essere adibito a civile abitazione. Nel marzo 2007, un giudice statale di San Paolo ha postposto la data di sgombero di 60 giorni, fino al 10 maggio. Il 12 aprile 2007, il sindaco della città di San Paolo, Gilberto Kassab, si è incontrato con il Ministro delle Aree Urbane (Ministro das Cidades, ndr), Marcio Fontes, e con altri esponenti per risolvere il problema delle famiglie del Prestes Maia. Ora è in corso un progressivo e pacifico sgombero del Prestes Maia, e le famiglie sono spostate in nuove abitazioni. Quella che segue è una sintesi di un fantastico foto reportage di Tatiana Cardeal: clicca qui per vedere il foto reportage sull'occupazione del Prestes Maia.
© testo e foto Tatiana Cardeal (sito web: Brazil Social Photography; Flickr: Fotografie di Tatiana Cardeal) Dove andremo?
L'inizio
Circa due anni fa ho in inziato a documentare l'occupazione del Prestes Maia nella città di San Paolo. Ero di fronte alla porta d'ingresso di un appartamento, perplessa per l'immagine che mi trovavo di fronte, quando è arrivato questo bambino, pieno di vita... ho scattato.
L'edificio del Prestes Maia
Prestes Maia è una immensa fabbrica abbandonata di abiti, che troneggia nel cuore di San Paolo, ed è la più grande occupazione abusiva dell'America Latina: l'edificio, con i suoi 22 piani, ospita 468 famiglie, circa 2000 persone del MSTC (Movimento dei SenzaTetto della Città di San Paolo). I proprietari dell'edificio, Jorge Hamuche e Eduardo Amorim, abbandonarono l'edificio venti anni fa e devono allo Stato circa 1,8 milioni di euro in tasse arretrate. Ciò nonostante, il giudice della 25a Giurisdizione Civile di San Paolo ha accordato un ingiunzione per il recupero della proprietà, ignorando i diritti di residenza degli occupanti e una nota delle Nazioni Unite che dichiara: "il governo municipale di San Paolo, per il tramite del Secretaria de Habitacao e Desenvolvimento Urbano e COHAB, deve attivarsi per la ristrutturazione dell'edificio del Prestes Maia destinandolo ad abitazioni e a scopi sociali, per perseguire gli obiettivi di esproprio dell'edificio da parte del Comune."
22 piani, e non un ascensore.
Roberta e 468 altre famiglie sono in attesa. Dopo un incontro in comune, il 15 febbraio 2006, la gente del Prestes Maia ha ottenuto un rinvio di altri due mesi; potrà restare nelle proprie abitazioni e negoziare.
La gente del Prestes Maia
All'interno dell'edificio, un'anziana signora con il suo bastone. Alcuni giorni fa Chris mi chiedeva dei vecchi e dei malati... come fanno, con 22 piani e nessun ascensore? Beh, è triste ma la realtà è che devono arrangiarsi.
Parlando con Romilda Nunes, 63 anni, e suo marito, João Cosme, emerge rapidamente la loro preoccupazione. Anche io sono preoccupata.
Daiane e suo figlio, Kauê Nicolas, vivono entrambi nell'edificio del Prestes Maia.
Un anno fa circa, Severino nell'accampamento del Movimento dei Senzatetto. Si sono accampati diverse volte di fronte al municipio di San Paolo, per protestare e fare pressioni sul sindaco per la loro causa. Severino è il fondatore della Biblioteca Popolare del Prestes Maia e, con Roberta, il suo custode.
Uno degli abitanti del Prestes Maia, in una manifestazione con la partecipazione di un gruppo di artisti, la scorsa domenica (12 febbraio 2006).
Questa è Ivaneti de Araujo, una delle principali leader di questo movimento, mentre parla alle persone del Prestes Maia. Sono appena rientrata dal Prestes Maia, dove è in corso un'assemblea. Bene, la buona notizia è che questo pomeriggio, dopo un incontro in municipio, lo sgombero è stato rinviato di due mesi. Poi, dovranno riprendere i negoziati una volta ancora, e poi ancora e ancora.
Dieci donne guidano il "Movimento dei SenzaTetto" di San Paolo, la comuità dei più emarginati della città, costituita da migliaia di persone che in precedenza vivevano sulle strade. Come un esercito senza protezione, hanno fondato il "Movimento dei Senzatetto" non solo come strumento per battersi per il diritto all'abitazione, ma anche come mezzo per ritrovare la propria dignità, minata dalla mancanza di assistenza e dalla segregazione sociale. Qui sopra abbiamo la signora Romilda (a sinistra) e il coordinatore del Prestes Maia, signora Jomarina (a destra), ai fornelli in una cucina improvvisata nell'accampamento. Vivono entrambe al Prestes Maia, e qui stanno preparando la pasta per centinaia di persone del Movimento dei SenzaTetto.
I bambini del Prestes Maia
Ho scattato questa fotografia nel Luglio 2005, quando visitai per la prima volta il Prestes Maia in seguito ad un tentativo di sgombero forzato. Non ho più rivisto questi bambini, probabilmente hanno lasciato l'edificio. Erano in posa per un pittore... sono molti gli artisti intervenuti in aiuto, e molti stanno ancora aiutando per portare questo problema all'attenzione delle persone.
Ecco Carlos Daniel, che ha una lieve carenza di apprendimento, con sua nonna Roberta (sullo sfondo). Vivono al Prestes Maia, in una famiglia di tre adulti e due bambini.
1, 2, 3... fratelli (Jonas, Lucas e Jessica), 3 dei 315 bambini che vivono al Prestes Maia.
I bambini del Prestes Maia si sono ritrovati per pregare per le decisioni che determineranno il loro futuro. La vita al Prestes Maia Al Federal Public Ministery, alcune persone del Prestes Maia partecipano ad un udienza pubblica. Queste donne sono straordinarie! Ho imparato così tanto da loro. Adoro vedere la loro consapevolezza di collettività (aspetto che ho riscontrato anche negli indigeni). Mi stupisco sempre a pensare quanto una società, capace di guardare all'interesse collettivo con la stessa attenzione con cui guarda all'interesse privato, può essere diversa. In una giornata tranquilla le famiglie del Prestes Maia festeggiano l'ultima sospensione dello sgombero con un barbecue sulla strada, nella Prestes Maia Avenue, ma vi è ancora tensione nell'aria. Questo era prima dell'accordo finale per lo sgombero progressivo, ed erano piuttosto sfiduciati. Non mi dimenticherò certe facce affamate in quel giorno!. Ecco una fotografia di Roberta, la nonna di Carlos Daniel, mentre cerca di preparare la cena in camera, all'ottavo piano. La società elettrica ha tolto la corrente lo scorso sabato (27 maggio) alle 7.30 del pomeriggio, senza dare alcun preavviso. Gli operai della società sono arrivati all'edificio scortati da 10 autovetture della polizia. All'inizio dell'occupazione del Prestes Maia i residenti hanno cercato di trattare con la AES Eletropaulo Company (la filliale dell'American AES Corporation, Houston Industries Energy, Inc.), chiedendo di poter pagare per l'elettricità che stavano utilizzando, ma la società pretendeva che saldassero prima un vecchio debito del precedente proprietario, circa 50.000 dollari americani. Di fatto, non c'era spazio per trattare, così crearono degli allacciamenti illegali alla rete elettrica. Questo bambino sta cercando delle nuove storie nella Biblioteca Popolare del Prestes Maia. Il progetto di questa biblioteca è stato avviato da una coppia , Severino e Roberta; Severino si gudagna da vivere riciclando i rifiuti che raccoglie per le strade di San Paolo, e raccogleva molti libri abbandonati per strada. Non sapendo leggere, si sentiva male all'idea di buttarli. "I libri sono sacri", dice. Così Severino e Roberta hanno iniziato a raccoglierli, poi si sono resi conto che erano centinaia di libri, e li hanno messi in ordine. Oggi la Biblioteca Popolare del Prestes Maia conta circa 16.000 libri, ed è frequentata dai bambini e degli adulti del Prestes Maia, ma anche da esterni. E' il seme della conoscenza, vivo nonostante le asprezze della vita. Nell'aprile 2006, il Prestes Maia ha ospitato una fantastica mostra d'arte, parte di un festival d'arte ben più grande, la IX Biennale dell'Avana. 13 gruppi di artisti, che sostengono il Movimento dei SenzaTetto del Prestes Maia, erano stati invitati a partecipare alla Biennale di Cuba, ma sono sorti alcuni problemi finanziari e economici... così hanno deciso di creare questa "stanza parallela" della Biennale dell'Avana, negli scantinati dell'edificio del Prestes Maia, per esporre le loro opere in contemporanea alla Biennale, e copie di molti lavori sono state inviate all'Avana via fax, ogni giorno. E' stato un altro modo per richiamare l'attenzione della società sui problemi dell'occupazione. Questo è uno dei loro lavori. E' una sorta di totem del Prestes Maia: alta 4 metri, questa colonna di luce illumina alcune fotografie dei residenti. Dice uno dei creatori (un gruppo chiamato "February, 3th Front"): "Ciò che sostiene questo edificio non sono le sue mura, ma questa gente". Per pura fortuna ho trovato il piccolo Aquiles, un bambino intelligente ed uno degli abitanti del Prestes, che giocava dentro il totem. Le scritte rosse raccontano della resistenza e di Zumbi, un eroico leader degli schiavi fuggiti alla schiavitù nel Brasile del 17mo secolo. Gli artisti hanno citato Zumbi perchè gli appartamenti del Prestes hanno ricordato loro i quilombos (i quilombos erano nascondigli dove gli schiavi fuggiti alla schiavitù si nascondevano. L'unico posto sicuro per vivere in libertà). Lunga vita allo spirito di Zumbi! Questa foto è stata scattata un anno fa; è la performance di un'artista durante una manifestazione per fare pressioni sui giudici, chiedendo la sospensione dello sgombero forzato del Prestes Maia. La conclusione (?) L'edificio del Prestes Maia si sta svuotando, giorno dopo giorno, ma vi sono ancora alcune opere d'arte, del gruppo "February, 3rd Front", che risplendono come totem di luce nel bel mezzo del garage. Nella foto, Patrick Wilcken, scrittore e coordinatore delle campagne di Amnesty International in Brasile.
Venti dei cambiamenti Un cancello si aprirà Noi navighiamo nel mare dei sogni E delle speranze Ogni luogo Deve incantare gli occhi E toccare il cuore Caro Prestes Maia Simbolo di molte lotte E conoscenza Abbiamo portato il tuo nome nel mondo Ma tu resterai nei nostri cuori Uccello maestoso Che ci ha accolto Sotto le proprie ali Ecco lo specchio della vita Ma ora si deve andare Arrivederci caro Prestes Maia Ti dobbiamo lasciare Le porte si chiudono Gli applausi svaniscono Ma tutto questo Resterà per sempre nella nostra memoria.
Poesia di Roberta Maria da Conceição, una mia cara amica, sempre pronta a spalancare le proprie ali e la propria casa per accogliermi al Prestes Maia. Uno degli appartamenti oramai vuoti al Prestes Maia, che abbiamo visitato dopo l'inizio dello sgombero. Qui sopra abbiamo il gruppo inglese di Amnesty International, una settimana fa circa: - Patrick Wilcken, coordinatore delle campagne di Amnesty International in Brasile; - Tim Cahill, ricercatore di Amnesty International per il Brasile; - Manoel Del Rio, avvocato che assiste il Movimento dei SenzaTerra. Ci hanno scritto da tutto il mondo, sostenendoci nei giorni difficili della resistenza e della negoziazione. Questo è stato un aspetto importante di tutto il processo, e tu ne sei stato parte. Grazie mille.
Non scordiamolo, il cambiamento dipende da ciascuno di noi :)

giovedì 24 maggio 2007

Brasile: sopravvivere alla strada

Dal sito Children At Risk - STREETKIDS, gestito dalla fondazione CARF Brasil, post del 13 aprile 2005. Si ringrazia Olga Liserre per la traduzione.

Sopravvivere alle strade del Brasile
Foto di violenze su bambino di strada - Fondazione CARF BrasilRoney mostra con orgoglio le nuove componenti che si aggiungono alla sua crescente collezione di cicatrici di strada, “souvenir” indelebili che si accumuleranno sul suo fragile corpo finché egli vivrà in strada. “Un’infanzia non è vissuta senza conseguenze, tra i poveri ragazzi Capitães de Areia. Anche quando un giorno diventerai un artista e non un ladro, un omicida o un delinquente.” – Jorge Amado Durante la delicata fase in cui si cerca di motivare un bambino ad abbandonare la strada per sempre, le loro preoccupazioni diventano le nostre. Sopravvivranno tanto da raggiungere questo importante momento di passaggio per le loro esistenze? Ogni singolo bambino nasconde una storia anonima, con debiti che un giorno dovranno essere saldati. Per un bambino che cerca di sopravvivere tra le misere strade del Brasile sarebbe più sicuro cavalcare un cavallo selvaggio in un rodeo. Il loro coinvolgimento nella delinquenza e l’ampia scelta di attività criminali garantiscono che prima o poi questi bambini finiranno col trascorrere gran parte della loro infanzia in uno dei malfamati riformatori o centri di detenzione giovanile chiamati FEBEM, meglio conosciuti come “scuole” per allevare giovani aspiranti criminali! Accade proprio questo, se i bambini non raggiungono prima le porte del paradiso, come è successo o succederà a molti loro colleghi. Per qualsiasi genitore amorevole, che vive per proteggere e occuparsi della propria prole, cercare di comprendere cosa questi bambini debbano sopportare sulla strada diventa un compito impossibile, quasi surreale. Provare a capire come chiunque sia capace d’infliggere un tale dolore o arrivare a uccidere un bambino abbandonato sulla strada va al di là di ogni immaginazione per qualunque cittadino normale. Osservando le cicatrici lasciate sul suo fragile corpo, posso solo immaginare l’intensa battaglia che Roney deve aver sostenuto per evitare di essere pugnalato in un posto “strategico” da quel coltello da macellaio impugnato da qualcuno infinitamente più malvagio di qualsiasi macellaio che possiamo incontrare. Se non fosse stato per la sua ben addestrata agilità (qualcosa che la maggioranza dei bambini di strada possiede come parte del loro gioco per la sopravvivenza), sono abbastanza certo che il macellaio in quella situazione avrebbe avuto la meglio. Ascoltare Roney mentre racconta la sua incredibile storia mi fa chiedere ancora una volta come mai un bambino che conosce e sente il dolore inflitto da tali episodi possa ancora avere il coraggio di condurre uno stile di vita tanto tormentato, specialmente quando un’alternativa positiva è a portata di mano. Poi immediatamente ricordo le esperienze passate e mi rendo conto della quantità di lavoro che ci aspetterebbe se dovessimo controbilanciare tutto ciò che di negativo c’è nella giovane vita di questo bambino. Per agevolare la loro prospettiva, provo spesso a chiedere loro di visualizzare le proprie vite come se fossero bilance. Da un lato c’è un piatto, traboccante di esperienze negative accumulate nel passato. Dal lato opposto, un piatto vuoto, con molto spazio per le innumerevoli cose sconosciute ma positive che avverranno nel futuro. Queste bilance rappresentano la costante battaglia che loro stanno sostenendo, la lotta tra il bene e il male. È nostro dovere controbilanciare tutte queste opposte esperienze dando sicurezza attraverso l’amore e la generosità che ogni essere umano di rispetto è capace di offrire. Ciò va associato alle norme di base per avere uno stile di vita degno, con le conseguenze necessarie, sia positive che negative, che dipendono dalle loro azioni. Col passare del tempo, il piatto vuoto su un lato della nostra bilancia immaginaria comincia a diventare più pesante rispetto all’altro, perché, come per le memorie negative della vita, nessuno può toglierci le esperienze positive. Poco a poco, il bene supererà il male, non solo nell’immaginazione, spianando il terreno per intraprendere il vero lavoro di recupero di un bambino di strada.

giovedì 19 aprile 2007

Brasile: La Giornata delle Donne

La marcia mondiale delle Donne e la protesta contro Bush © testo e foto Tatiana Cardeal (sito web: Brazil Social Photography; Flickr: Fotografie di Tatiana Cardeal)

In Brasile la Giornata Mondiale delle Donne è stata festeggiata congiuntamente alla manifestazione di protesta per la visita di Bush in Brasile. Durante il corteo, un piccolo gruppo di "punk" e di manifestanti, non più di 15 ragazzi, ha cercato di bloccare la strada rovesciando delle macchine e creando scompiglio. La Polizia Militare di San Paolo ha reagito lanciando gas e sparando proiettili di plastica su di una folla di circa 10.000 persone, colpendo alcune persone e creando panico nella folla. I media hanno dato risalto a questi atti di violenza, incolpando tutti i manifestanti di aver inscenato uno "spettacolo infantile, bizzarro e innocuo". Io ho visto una storia diversa quel giorno.
"Noi che ci impegnamo nell'azione non violenta non siamo i creatori delle tensioni. Semplicemente, portiamo alla superficie le tensioni nascoste che sono già presenti."
Martin Luther King Jr.
*Avevo appena scattato questa foto alla signora, del Movimento dei Lavoratori senza Terra, quando ho sentito le prime bombe-gas cadere accanto a noi. La zona è diventata un inferno. Mi ha preso per mano e siamo scappate via. Eravamo alla manifestazione mondiale delle donne, festeggiando la Giornata delle Donne e protestando contro la politica del presidente americano Bush e contro la sua visita in Brasile. Eravamo centinaia di persone. Ancora non riesco a credere che la Polizia Militare abbia lanciato le sue bombe-gas tra la folla. Siamo arrivati al Museo dell'Arte di San Paolo (MASP) dopo un corteo di circa 5 km, e la folla era immensa (alcuni dicono tra le 8000 e le 10.000 persone). E' stato il caos totale. Io sono scappata, poi ho cercato di aiutare una mamma con un bambino schiaccata tra un muretto e le centinaia di persone in fuga. Ho anche cercato di aiutare a sollevare due anziane signore in carrozzella sopra la folla, mentre attorno a noi la polizia sparava proiettili di gomma e lanciava bombe-gas. Mi mancava l'aria e gli occhi hanno cominciato a lacrimare.
*Dedico questa fotografia a tutte quelle donne e persone coraggiose che hanno preso parte alla manifestazione, e che, nonostante tutto quello che è successo, sono tornate e sono state unite.
Donne del Movimento dei Lavoratori senza terra nel corso della manifestazione a San Paolo, prima dell'attacco con bombe-gas della Polizia Militare. Il quotidiano brasiliano "Folha de Sao Paulo" ha scritto ieri in un editoriale che "le manifestazioni contro la visita di Bush hanno trasformato una causa sostenibile in un bizzarro, innocuo e infantile spettacolo". Nell'editoriale sono duramente criticati i manifestanti, definiti "un arlecchinesco gruppo di minoranza". Non si fa alcun cenno al comportamento della Polizia Militare, né viene aperto un dibattito sulle possibili conseguenze dell'esplosione dell'agrobusiness... In prima pagina il loro opinionista ha scritto che "Gli ecologisti hanno una visione medioevale del mondo". In questa fotografia, donne del Movimento dei Lavoratori senza Terra durante la manifestazione per la Giornata Mondiale delle Donne e la protesta contro la visita di Bush, questa settimana, prima degli scontri con la Polizia. Le donne del Movimento dei Lavoratori senza Terra portano delle canne da zucchero, durante la manifestazione. Prima di festeggiare i successi per lo sviluppo dell'etanolo che gli accordi con potenti partner stranieri porterebbero al Brasile, sarebbe ragionevole parlare del lavoro da schiavi, del lavoro dei bambini, dei danni all'ambiente, dell'inquinamento dei fiumi, della deforestazione, del controllo delle terre, e dei molti altri problemi causati dal ricorso alla mono-coltura che già emergono, fuori controllo, nelle terre brasiliane. La Polizia Militare di San Paolo ieri, che ha deciso di lanciare su di una folla di circa 10.000 persone bombe-gas, causando il panico tra la folla e ferendo alcune persone, per contenere un gruppetto di "punk" e di manifstanti, non più di 15, che aveva cercato di bloccare la strada rovesciando alcune macchine e creando scompiglio.
"Noi che ci impegnamo nell'azione non violenta non siamo i creatori delle tensioni. Semplicemente, portiamo alla superficie le tensioni nascoste che sono già presenti."
Martin Luther King Jr.
Altre foto degli scontri: Nil, ênio.cesar, Um dia. Uma foto.
In aiuto ad una signora ferita dall'esplosione di una bomba gas, nel corso della manifestazione per la Giornata Mondiale delle Donne, a San Paolo.
*Non mi piace mostrare questo, non è nel mio stile. Ma ci sono cose che devono essere viste.
I manifestanti dalla Pubblica Università di San Paolo (USP), durante il corteo, prima degli scontri con la Polizia. Alcuni partecipanti alla manifestazione prima che la Polizia Militare iniziasse a lanciare bombe-gas e a sparare proiettili di gomma sulla folla (circa 10.000 persone) . Ragazze dell'organizzazione della Marcia Mondiale delle Donne, nel corso della manifestazione. Le donne del Movimento dei Lavoratori senza Terra con in mano delle canne da zucchero, prima degli scontri con la Polizia, a San Paolo.
"La grandezza di una persona non emerge nei momenti di tranquillità e di comodità, ma nel momento delle sfide e delle difficoltà." Martin Luther King Jr.

lunedì 12 marzo 2007

Brasile, la polizia carica la manifestazione delle donne

Dal sito Brazil Social Photography:

La polizia di San Paolo ha attaccato con i gas lacrimogeni la folla di circa 10.000 persone che partecipava alla Marcia Mondiale delle Donne e alla manifestazione di protesta contro il viaggio in Sud America di Bush, causando panico e ferendo alcune persone. Questo perchè una quindicina tra "punk" e manifestanti avevano cercato di sbarrare la strada con delle auto, causando scompiglio.
Foto di Tati Cardeal.

giovedì 8 marzo 2007

Brasile: scontri nelle favelas di Rio de Janeiro

Secondo il conteggio tenuto dal sito RioBodyCount nelle favelas di Rio de Janeiro dal primo febbraio 2007 ad oggi 311 persone sono morte e altre 190 sono rimaste ferite negli scontri tra miliziani, trafficanti di droga e polizia. La notizia è ripresa da Peacereporter.net. Qui sotto viene riportato il conteggio "aggiornato" scaricabile dal sito.