giovedì 31 maggio 2007

Cuba: lettera dal carcere di un giornalista

Dal sito Uncommon Sense, post del 24 maggio 2007:

Il giornalista Juan Carlos Herrera Acosta lancia dal carcere un appello al mondo intero - e in particolare alla Spagna - affinchè si uniscano ai prigionieri politici cubani nel denunciare le violazioni dei diritti umani della dittatura di Castro. Ricevuto dal Cuban Democratic Directorate: Sono Juan Carlos Herrera Acosta, un giornalista indipendente, condannato a 20 anni di carcere. Vorrei che il mondo sapesse che lo scorso 20 marzo (probabilmente è un errore di trascrizione, la data dell'indipendenza di Cuba dagli Stati Uniti è infatti il 20 maggio 1902, come si dice anche nel seguito del testo, ndr) i prigionieri politici ed i prigionieri di coscienza hanno deciso di ricordare il 105mo anniversario della nascita della repubblica di Cuba. Abbiamo iniziato con un discorso rivolto a tutti i carcerati. Jose Daniel Ferrer Garcia, del Movimento Cristiano per la Liberazione, ha parlato per primo, sottolineando l'importanza di questa data e di come il governo abbia cercato di cancellarne la memoria. Poi ho parlato io dalla mia cella. Jose Daniel Ferrer Garcia ha parlato dalla sua cella numero 5, e io dalla mia cella numero 3. Ho fatto un appello alla non cooperazione, a non reprimerci a vicenda, a non collaborare con il regime di Castro. E' stato a questo punto che i carcerati hanno cominciato a intonare slogan per la democrazia, del tipo "Basta con le minacce dell'incarcerazione, basta con il terrorismo, basta con la carcerazione." In aggiunta, hanno iniziato a chiedere il rispetto dei diritti umani, un'assistenza medica adeguata, e altre richieste che non sono state apprezzate dalla Polizia Politica e dai responsabili del carcere. Da quel momento sono inziati alcuni fatti. Stavano di fronte alla mia cella ma non sono entrati. Il 21 maggio hanno condotto una meticolosa ispezione su Jose Daniel Ferrer Acosta, prigioniero di coscienza, e confiscato lettere personali, scritti, ed anche un libro mediocre intitolato "I Dissidenti", è stata veramente una repressione feroce. Il 21 sono stati distribuiti (clandestinamente, ndr) in tutto il carcere degli opuscoli contro il regime, contro tutti gli abusi che sono compiuti qui, su tutte le crudeltà che qui avvengono. Quando (loro, ndr) decisero di liberare la cella di Jose Daniel Ferrer Garcia, egli si diresse da solo verso la cella di punizione. La Sicurezza di Stato diede l'ordine di tormentare e picchiare i prigionieri. Il direttore del carcere, Filiberto Martínez Luis, e il capo dell'Ufficio di Rieducazione, Eider Rodríguez Columbié, così come Romni Alvarez Alcolea, a capo dell'Ordine Interno, presero parte all'attacco assieme alla Sicurezza di Stato. Abbiamo commemorato il 20 maggio, per ricordare una data sacra e per festeggiare il 22mo anniversario di fondazione di Radio Marti, cui estendiamo la nostra gratitudine, da parte sia di Jose Daniel Ferrer Garcia sia mia per il grande lavoro che la stazione radio sta facendo. Tra quelli che hanno partecipato a queste attività c'erano Leoncio Rodríguez Ponce, Nelson Vázquez Lima, Carlos Luis Díaz Fernández, Lamberto Hernández Planas, Eduardo Gamboa Suárez, Germán Bermúdez Carmona, Ramón Corrales Echarte, e Francisco Turnidor Valido. Voglio aggiungere che il 21 maggio è la data in cui è iniziata la repressione, quando hanno cominciato a picchiare i carcerati, e i responsabili del carcere sono venuti a tirare fuori dalle celle i carcerati e a picchiarli selvaggiamente. Tra quelli conciati male vi è Francisco Turnidor Valido, un prigioniero comune, picchiato senza pietà da molti ufficiali, tra i quali il responsabile dell'Ordine Interno, Romni Alvarez Alcolea. In questo momento è nel pronto soccorso del carcere, dove è veramente ridotto male. Ha il setto rotto e ferite in tutto il colpo, per i calci e gli altri colpi che gli sono stati inferti. In questo momento, Jose Daniel Ferrer Garcia è chiuso in una cella di punizione, senza alcuna risorsa, senza acqua, tormentato dalle zanzare, dagli scarafaggi, dai topi. Il capo dell'Ufficio per la Ri-educazione è stato testimone di questa repressione, e di come i prigionieri vi siano stati trascinati. Tra quelli coinvolti vi è il prigioniero politico Eduardo Gamboa Suárez che era stato portato alla cella numero 2 e aveva cominciato a gridare slogano contro il governo. E' stato attaccato da più di 15 ufficiali. Un altro prigioniero che ha subito abusi dai responsabili del carcere è Raidel Carmenate Madruga, meglio conosciuto come “Jorobita”, un caro amico di Antunez e cui rimangono ancora da scontare solo 3 mesi di carcere. Dopo essere stato ammanettato e picchiato brutalmente, è stato trsferito ad una cella di punizione. Al momento, è in una cella d'isolamento. Più di 15 persone sono state coinvolte in questa operazione, tra questi Eider Rodriguez Columbié, Alvin Noa, il vice capo dell'Ufficio di Ri-educazione ed un altro conosciuto con il soprannome di Peña. Gli era stato detto che “Sarebbe stato trattato come meritava.” Alejandro Jordán Escalona González, Edelio, conosciuto come “Lasy”, e Jose Romero Cusac, noto come il ri-educatore, erano tra i partecipanti. L'hanno preso a pugni, e aveva dei tagli sulle mani, essendo stato trascinato per le manette. Ha anche altre ferite, tagli sui polsi, e in tutto questo il prigioniero urlava slogan come "Abbasso Fidel". Anche dalla cella dove si trova ora lo si sente urlare "Abbasso Fidel", "Basta con questo terrorista-tiranno... Lunga vita ai diritti umani... Lunga vita alla democrazia e alla libertà." Gamboa è attualmente in sciopero della fame. Tutti i carcerati stanno protestando, picchiando sulle porte delle loro celle e urlando "Abusi! Basta con il terrore!". C'è una grande tensione e tutto questo è dovuto agli ordini della Sicurezza di Stato e del direttore del carcere, Filiberto Martínez Luis. Questo può essere considerato a tutti gli effetti terrorismo da parte del nuovo responsabile dell'Ordine Interno, Romni Alvarez Alcolea, e ci sono ordini di picchiare e distruggere letteralmente tutto. Le nostre vite sono realmente in pericolo, e mi appello all'Unione Europea, ad Amnesty International, al parlamento Europeo, e a tutte le organizzazioni che difendono i diritti umani nel Mondo affinchè facciano qualcosa. Ciò che sta accadendo qui è veramente inaccettabile. Questo prigioniero è stato picchiato selvaggiamente, e i militari sono rimasti impuniti perchè non stata decisa alcuna misura nei loro confronti. L'unica cosa che abbiamo fatto è stato festeggiare il 20 maggio, e José Daniel Ferrer García ha fatto una bellissima introduzione, poi ho preso io la parola e ho parlato di non-collaborazione, di non collaborare con un regime che porta dolore, come ho raccontato loro di madri che meritano di avere la possibilità di vedere i loro figli. Chiediamo l'amnistia per tutti i prigionieri politici, perchè le carceri sono diventate veramente delle miniere di terrore e i carcerati stanno perdendo la loro vita per condanne eccessive per il più insignificante dei reati. Chiediamo l'aiuto della comunità internazionale affichè intervenga in questa situazione che è diventata così tesa. Le nostre vite sono in pericolo. so che in ogni istante potrò essere picchiato per una di queste proteste che continuiamo a portare avanti. Con dispiacere, questa è una richiesta specifica al governo spagnolo, che sta difendendo il sistema terroristico di Fidel Castro, affinchè si renda conto che i diritti umani non sono rispettati a Cuba, che i prigionieri non sono protetti, e che non vi sono organizzazioni o istituzioni che li tutelino a Cuba. La crudeltà mostrata dagli ufficiali militari è indescrivibile. Ho solo 10 minuti per parlare, e passano velocemente, così mi scuso se ci sono cose che non posso raccontarvi bene, ma vorrei che le persone che vivono nel mondo libero sapessero cosa accade in questa buca di terrore che è il carcere di Kilo 8.

martedì 13 marzo 2007

Cuba: 50 anni fa

Dal sito "Babalu Blog", 13 marzo 2007:

Oggi ricorre il 50esimo anniversario dell'attacco al Palazzo Presidenziale di Cuba. Quelli che hanno visto il film The Lost City ricorderanno probabilmente la scena dell'irruzione dal cancello principale del Palazzo di una squadriglia armata, intenzionata a scovare ed uccidere l'allora dittatore Fulgencio Batista. Informato di quanto stava accadendo, Batista si rifugiò sul tetto del palazzo, che poteva essere raggiunto solo con un ascensore (che venne opportunamente bloccato).

Negli scontri a fuoco che seguirono, anche nei giorni successivi, rimasero uccisi una quarantina di insorti. Rimase ucciso anche un turista americano, colpito da una pallottola vagante sul balcone del suo hotel.

Deve essere ricordato che gli insorti non facevano parte del movimento "26 di Luglio" (ns. link a wikipedia. Si veda anche il seguente link "assalto alla Caserma Moncada", ndr) guidato da Fidel Castro, ma appartenevano al Direttivo Rivoluzionario, un movimento formato principalmente da studenti universitari. Tra questi vi era Jose Antonio Echevarria, ritratto a fianco, che era il presidente della Federazione degli Studenti Universitari (FEU, Federation of University Students) La scorsa notte la sorella di Echevarria ha partecipato ad un talk show televisivo su suo fratello e sulle circostanze della sua morte. In una prospettiva storica, se l'attacco avesse avuto successo, Fidel Castro sarebbe rimasto tra le montagne senza un nemico da combattere. Invece, l'attacco fallì e Echevarria fu trasformato in un martire dai Rivoluzionari. Castro stesso fece propria la meomoria di Echevarria, così come fece propia la memoria di Marti, Maceo e di altri patrioti cubani. La sorella di Echevarria ha anche sostenuto che suo fratello non amava Fidel, e che sapeva che i due gruppi si sarebbero prima o poi dovuti scontrare. Comunque sia, Echevarria si recò in Messico per siglare un patto di collaborazione con Fidel e con i suoi uomini, come ricordato da questa foto. Un risvolto curioso è che, dal momento che la data del 13 marzo è una delle date importanti festeggiate nella Cuba rivoluzionaria, un rimorchiatore venne battezzato "13 de marzo". E con quel rimorchiatore alcuni cubani cercarono di raggiungere le coste degli Stati Uniti, ma vennero intercettati ed affondati dalla Guardia Costiera Cubana. Morirono 37 persone, incluse molte donne ed un bimbo di 5 mesi. Le foto di questo post sono tratte dal sito del Professor de la Cova.