lunedì 23 aprile 2007

Corea del Sud: la lotta per la sopravvivenza di Daechuri

Testo e foto gentilmente concessi da " Premessa (per saperne di più) Il governo americano e quello koreano si sono accordati per espandere la superficie della base americana di Pyungtaek da 1.513 ettari a 2.667 ettari, definendola una "Flessibilità Strategica". [...] L'ampliamento della base obbligherà gli abitanti di Pyungtaek ad abbandonare i loro villaggi e le loro case. Ciò che la gente del posto domanda è semplice. Gli abitanti vogliono continuare a coltivare i loro campi, senza esssere sradicati dal villaggio dove sono nati. Gli attivisti protestano perchè non vogliono che i campi siano usati per una base militare per invadere la Cina e la Corea del Nord. Vogliamo che sia garantito il nostro diritto fondamentale a vivere in pace. Il 6 marzo 2006, il Ministero della Difesa aveva cercato di occupare con la forza la scuola elementare di Daechoori, a Pyungtaek, per utilizzare la struttura come base amministrativa per le operazioni di allargamento della base. [...] In risposta, gli attivisti organizzarono una dimostrazione di protesta contro l'espansione, ed il piano del Ministero era così fallito. Il 15 marzo 2006, 4000 tra polizziotti e vigilantes privati hanno invaso nuovamente il villaggio. I residenti e gli attivisti organizzarono una manifestazione di protesta pacifica. Ma negli scontri che sono seguiti alcune persone rimasero ferite e 3 abitanti del villaggio dovettero essere ricoverati in ospedale. Gli attivisti del movimento per i diritti umani, Park, Raegoon and Cho, Baeki furono arrestati. Il 4 maggio 2006, circa 12.000 soldati invasero il villaggio. In 4000 attaccarono le persone a difesa della scuola elementare. I manifestanti furono rapidamente sopraffatti dalla polizia. In 10 minuti, le persone dovettero ritirarsi nell'edificio. Per sopraffare la protesta, i soldati "disarmati" colpirono brutalmente i manifestanti con i manganelli, gli scudi e addirittura con le pietre. . Il genio civile iniziò a distruggere tutto: i giardini, gli alberi, i palchi, la casetta verde dove si era tenuta la veglia con le candele. 150 persone salirono al piano superiore dell'edificio. Durante gli scontri, molte persone furono arrestate nonostante fossero ferite. Quelli svenuti o incapaci di muoversi furono ababndonati dalla polizia. Più di 200 persone furono ferite, e circa 400 arrestate. Rapidamente, la polizia occupò anche il secondo piano della scuola elementare. Infine, le forze speciali di polizia entrarono nella scuola per portare via i religiosi e i politici simpatizzanti che si erano rifugiati sul tetto. Aprofittando di tutta questa confuzione, i soldati circondarono con filo spinato i campi di riso. Alla fine, la scuola elementare, il cuore del "Peace Village" (così era stato ridenominato il villaggio del Daechuri, ndr) e il simbolo della resistenza, fu demolito. Il 13 febbraio 2007 gli abitanti del villaggio di Daechuri accettarono di abbandonare il villaggio entro la fine del mese. [...] Gli abitanti furono obbligati ad "accettare" questo trasferimento forzato dopo un anno brutale: la distruzione della scuola del villaggio, la demolizione delle case abbandonate e poi ri-occupate, dozzine di arresti per motivi politici (compreso il precedente capo del villaggio, Kim Ji Tae), ripetuti attacchi della polizia, la chiusura dei campi circondati con filo spinato, e checkpoint arbitrari sulla strada che conduce al villaggio. Dopo che in maggio l'esercito koreano aveva occupato la maggior parte dei loro campi, gli abitanti del villaggio avevano avviato una gestione comune dei pochi campi ancora accessibili. Ma in novembre la polizia era tornata ed aveva chiuso l'accesso anche a questi campi. Da quel momento, gli abitanti del villaggio erano rimasti senza mezzi di sostentamento, e in una disperata situazione economica e in peggioramento. Alla fine, nei negoziati tra il comitato dei residenti del villaggio ed il governo, il governo ha posto un ultimatum: sgomberate adesso con la nostra (inadeguata) offerta, oppure sgomberate ad aprile a mani vuote. Il governo ha rese chiaro che, in un modo o nell'altro, il villaggio sarebbe stato abbattuto in aprile. Stanno distruggendo Daechuri. Ma Daechuri vive! Dopo l'ultima veglia a lume di candela del 24 marzo, i contadini del villagio di Daechuri e di Doduri hanno cominciato ad abbandonare le loro case. I contadini sono poi tornati sabato scorso, 7 aprile, per una cerimonia di addio. Nel corso della cerimonia, i contadini del villaggio e i simpatizzanti sono andati in processione da Doduri a Daechuri. Arrivati a Daechuri hanno seppellito una "capsula del tempo" di fronte alle rovine della scuola elementare, distrutta dalla polizia lo scorso maggio. Nella "capsula del tempo" sono stati chiusi dei messaggi scritti dagli abitanti del villaggio e da quelli che hanno partecipato alla loro lotta, messaggi scritti alcuni su carta, altri dipinti su legno. Gli agricoltori non hanno mai smesso di opporsi all'allargamento della base, chiedendo che fosse riconosciuto il loro diritti a vivere sulle proprie terre. La "capsula del tempo" venne seppellita sotto degli striscioni che promettono "Torneremo!". La "capsula del tempo" esprime la loro speranza che, un giorno o l'altro, le macchine di morte e l'impero che ha distrutto la loro comunità cada silenziosamente, e che loro possano tornare per dissotterrare la "capsula del tempo" e ricostruire le loro case. Gli attivisti che si erano trasferiti a Daechuri e nel vicino villaggio di Doduri inizieranno ad andarsene questa settimana. Alcuni di loro insceneranno questa settimana una "marcia della pace" da Daechuri fino alla Blue House (la residenza presidenziale) a Seoul. L'alleanza "KCPT" dei movimenti sociali koreani sta organizzando un marcia simile per maggio, e continuerà ad organizzare manifestazioni contro l'allargamento della base. I contdini vivranno in abitazioni temporanee per due anni, e molti dovranno poi nuovamente spostarsi. Quando tornarono per l'ultimo saluto al loro villaggio il 7 aprile scorso, scoprirono che la distruzione della loro cittadina era già cominciata. Molti dei disegni e delle poesie che coprivano i muri del villaggio erano già macerie. Mentre gli abitanti e i simpatizzanti gridavano "fermate l'espansione della base" attorno agli striscioni e ad altri oggetti incendiati nel corso della cerimonia d'addio, le squadre di demolizione abbattevano una casa lì vicino. Un fantastico centro di comunione, di arte, di speranza sta per essere distrutto per fare spazio ad un centro di guerra e di repressione. Ma la forza e la determinatezza degli abitanti di Daechuri e di Doduri, e la memoria di quello che è stato creato in questi due villaggi in questi mesi di lotta, vivrà sempre in tutte le nostre batatglie. Ovunque vi sia un'idea di egemonia e di sfruttamento, ci saranno migliaia di Daechuri pronti a resistere e, la prossima volta, a vincere. Daechuri vive!