martedì 20 novembre 2007

I primi germogli di una nuova speranza per le donne di Koppal

Di Claudia Signoretti, Assistente Progetti.
Per gentile concessione della Fondazione Pangea.

Sempre più evidente l’impatto positivo del progetto “Nel mio intimo c’è la Vita!”

Fotografia per gentile concessione Fondazione PAngea OnlusNel semiarido distretto di Koppal (Karnataka), Pangea e Sampark, con il sostegno di Chilly, continuano le attività volte al riscatto sociale ed economico delle donne di casta bassa o fuoricasta e alla loro informazione e formazione igienico-sanitaria, ponendo particolare attenzione alla prevenzione e alla cura delle malattie più comuni, alla salute riproduttiva e ai problemi legati alla mancanza d’igiene. Parallelamente è impegnata a garantire ai figli e alle figlie un percorso educativo e formativo dal quale sarebbero altrimenti esclusi a causa dell’estrema povertà.
La prima fase è stata caratterizzata dalla creazione di un sistema partecipativo finalizzato a garantire il pieno coinvolgimento delle donne in ogni fase del progetto, rendendole così reali protagoniste del programma.

Sotto l’impulso di Sampark, le donne si sono organizzate in gruppi di risparmio sulla base dell’appartenenza di casta e dei villaggi di provenienza. Ciascun gruppo ha eletto le proprie rappresentanti, selezionate in base alle qualità di leadership e capacità di mediazione. Le leader dei vari gruppi si sono riunite in federazioni, cluster, per aiutare, controllare e guidare ciascun gruppo di risparmio nello svolgimento delle attività previste dal progetto. Negli scorsi mesi sono stati creati dei comitati incaricati di gestire e monitorare le attività dei gruppi di risparmio e dei cluster nei diversi villaggi.
I membri di tali comitati hanno seguito corsi di formazione per migliorare la loro preparazione negli specifici settori di competenza: educazione, sanità, microcredito, promozione dell’imprenditoria e gestione dei cluster. Lo scopo di questo lavoro è quello di rendere i cluster in grado di gestire in completa autonomia le attività e gli strumenti messi a disposizione dal progetto anche quando questo sarà terminato.

Contemporaneamente al lavoro di creazione e orientamento di cluster e comitati, sono proseguiti i corsi di formazione igienico-sanitaria, avviati dallo staff di Sampark nel marzo del 2007 e rivolti alle donne di tutti i gruppi di risparmio. Attraverso l’ausilio di disegni e l’attiva partecipazione delle studentesse, sono state affrontate le principali problematiche e le patologie legate alle insalubri condizioni igieniche in cui vivono le donne nei villaggi: nutrizione, problemi ginecologici più comuni, salute riproduttiva, igiene personale, cura dell’ambiente, alimentazione e precauzioni da adottare durante il periodo della maternità, vaccinazioni per i bambini ecc.
Particolare attenzione è stata posta sull’alimentazione e sulle misure precauzionali da adottare durante il periodo di gravidanza, dal momento che la situazione in merito alla salute materno-infantile è davvero allarmante, a Koppal come nel resto dell’India. Recenti studi dell’UNICEF rilevano infatti che il tasso di mortalità neonatale è altissimo durante le prime settimane di vita per cause legate alla gravidanza, al parto e alle infezioni e che un quinto delle donne che ogni anno muoiono di parto nel mondo sono indiane. All’origine del problema vi è l’impossibilità di accedere a interventi preventivi e curativi ma, ancor prima, la mancanza di consapevolezza e informazione sui rischi legati alla malnutrizione e ad una vita insalubre.

A riprova di tutto ciò vi è il grande interesse con cui le partecipanti hanno seguito i corsi promossi da Sampark, come testimoniano alcune donne: “Nessuno ci aveva mai spiegato queste cose prima d’ora, per noi è stata una grande opportunità per apprendere nozioni e strumenti utili a garantire il nostro benessere e la salute dei nostri figli. Noi donne non possiamo permetterci nemmeno il sapone. È un privilegio riservato agli uomini perché è troppo costoso”.

A giugno sono iniziati sia i programmi di promozione dell’imprenditoria femminile, sia le attività di sensibilizzazione per le donne e per la comunità. Nell’ambito dell’imprenditoria Sampark ha organizzato un modulo di formazione di base sulle nozioni fondamentali d’impresa, con l’obiettivo di spiegare alle donne come intraprendere un’attività imprenditoriale ed incentivarle ad avviarne una. Al tempo stesso lo staff di Sampark ha condotto un’indagine sulle offerte formative proposte dagli istituti professionali presenti in Koppal, insieme a un’analisi del potenziale mercato locale, allo scopo di indirizzare le donne verso i settori più redditizi. Il programma di informazione è iniziato con una campagna di sensibilizzazione attraverso il teatro di strada. Con la collaborazione di un gruppo di 10 teatranti è stato realizzato uno spettacolo ricco di dialoghi, canzoni e danze popolari.
Lo spettacolo, che nelle piazze dei villaggi ha visto l’affluenza di centinaia di persone (bambini, donne, uomini di ogni età), ha affrontato varie problematiche tra cui l’importanza dell’istruzione, il lavoro minorile, i matrimoni precoci, l’igiene, la prevenzione e la cura delle malattie, le superstizioni locali, il problema dell’alcolismo, rivelandosi un ottimo strumento di sensibilizzazione in grado di coinvolgere un pubblico quanto mai eterogeneo. Esclusivamente per le donne dei gruppi di risparmio si sono svolti, inoltre, specifici incontri d’informazione finalizzati a far conoscere i principali diritti legali previsti dalle leggi inerenti i matrimoni precoci, il divorzio, la pratica della dote e la violenza domestica.

A giugno è iniziato il nuovo anno scolastico e, grazie al supporto di Pangea, ben 565 bambini tra i più indigenti, selezionati dai comitati e dai cluster, hanno ricevuto il kit con il materiale per la scuola, comprendente uniforme, cartella, libri, quaderni e penne. Il comitato per l’educazione seguirà il percorso formativo di questi bambini, monitorando la qualità dell’insegnamento e la loro condotta scolastica. Infine, per far fronte al problema degli abbandoni scolastici, Sampark ha organizzato in diversi villaggi delle giornate dedicate a varie attività ricreative che hanno coinvolto gli alunni, i genitori, gli insegnanti e i membri della comunità. I bambini, fieri di mostrare i propri talenti, si sono cimentati nel canto, nella danza, nella recitazione, nella scrittura, in uno splendido clima di entusiasmo e creatività.

venerdì 9 novembre 2007

Storie di straordinaria rinascita

Per gentile concessione della Fondazione Pangea.


Grazie al progetto Sharma molte donne acquisiscono indipendenza economica e rispetto sociale
Di Claudia Signoretti, Assistente Progetti.


Balika Basnet vive a Dang, un distretto molto povero nelle pianure del Terai, nel Nepal meridionale. Sposatasi all’età di 15 anni, Balika si ritrovò ben presto con tre figli e un marito molto più dedito all’alcool e al gioco d’azzardo che alla famiglia. Impegnata a provvedere da sola alla famiglia e al duro lavoro nei campi, la sera era costretta a subire le prepotenze e, spesso, l’ira violenta del marito ubriaco che la picchiava senza motivo.
Balika trascorreva così le sue giornate per mesi, anzi per anni, fin quando, venuta a sapere che era stato aperto un Centro Donna proprio nel suo distretto, andò a incontrare Tulasa, la responsabile, alla quale raccontò la sua storia e i suoi problemi. Tulasa le propose di inserirsi in un gruppo di risparmio e così Balika iniziò, con grande entusiasmo, a partecipare a tutte le attività svolte nel Centro Donna. Dimostrando buone capacità nella gestione dei risparmi all’interno del gruppo, Balika ottenne dal Centro stesso un prestito di 20.000 rupie nepalesi (poco più di 200 euro) per avviare una propria attività di allevamento di bufali.
In breve tempo tale attività cominciò a produrre buoni guadagni, con i quali Balika non solo ha potuto restituire il prestito nei tempi prefissati, ma ha anche iniziato a mettere da parte qualche risparmio per la propria famiglia. Il successo di Balika ha innescato un’enorme trasformazione anche nel marito, che non solo ha smesso di bere e di giocare d’azzardo, ma ha iniziato a prendersi cura della famiglia e a dedicarsi a lavori socialmente utili nel proprio villaggio. Incoraggia la moglie a partecipare alle attività del Centro ed è diventato convinto sostenitore dell’importanza di una partecipazione attiva delle donne all’interno della comunità.

Sita Adhikari ha 35 anni ed è la quinta moglie di un uomo che ha esattamente il doppio della sua età. Anche lei, come Balika, aveva un marito alcolizzato e violento. Per mantenere la famiglia, Sita aveva venduto tutti i gioielli che le erano stati regalati dai genitori per le nozze e con il ricavato aveva aperto un negozietto per la vendita di generi alimentari. Ma la disonestà di un abitante del villaggio, che acquistò da lei un sacco di riso a credito, con l’impegno disatteso di pagarlo il giorno successivo, fece immediatamente fallire l’attività appena intrapresa.
Presso il Centro Donna anche Sita ha potuto contare sull’appoggio di altre coetanee dal vissuto simile al suo e, ricevuto un microcredito, ha potuto ritentare un’attività commerciale, aprendo un piccolo negozio di tè. Ora dichiara con orgoglio (e con grande riconoscenza verso le amiche del Centro che l’hanno aiutata) di essere riuscita finalmente a realizzare i suoi sogni: garantire un’istruzione a entrambi i figli e godere del supporto e della stima del marito, che ora l’aiuta sia nelle faccende domestiche che nel lavoro del negozio.
Il fattore economico, unito all’amicizia e alla solidarietà delle altre donne e agli incontri formativi offerti dal Centro non solo hanno aiutato sia Balika che Sita a ritrovare sicurezza in sé stesse e nelle proprie capacità, ma hanno cambiato radicalmente le loro vite: le due donne hanno imparato a gestire efficientemente i propri guadagni e risparmi, hanno migliorato i rapporti con la propria comunità, hanno conquistato la stima e la fiducia dei propri mariti e famiglie.

Le vicende di Balika e Sita sono due delle tante storie di ordinaria povertà ma anche di straordinaria rinascita delle donne coinvolte nel progetto Sharma, che Fondazione Pangea sta realizzando in collaborazione con la nepalese Women Foundation in cinque distretti nel sud del Nepal.
Il progetto ha permesso l’apertura di cinque Centri Donna, luoghi di aggregazione e socializzazione. Per ogni Centro sono state selezionate tre responsabili che vengono formate sulla gestione delle varie attività. Al termine di questa formazione, che prevede corsi di contabilità, gestione del microcredito, "genere e sviluppo", nonché consulenza psicologica e legale, le responsabili tornano nei propri distretti per essere, a loro volta, formatrici e trasmettere alle altre donne quanto hanno appreso.
Sotto la guida delle responsabili, presso i Centri si organizzano incontri di sensibilizzazione e informazione per la comunità su varie tematiche tra cui i diritti umani, la violenza domestica, i diritti legali, il traffico di donne e di minori, la recente guerra civile e il processo di pace. Inoltre si offre supporto psicologico e consulenza legale, mediazione familiare e all’interno della comunità, per le donne vittime di soprusi e violenza. Infine si tengono corsi di alfabetizzazione e di formazione professionale per rendere le donne in grado di svolgere un’attività autonoma, anche con la concessione di microcrediti per favorire il raggiungimento dell’indipendenza economica.
Ogni Centro è frequentato da un minimo di 100 a un massimo di 500 donne che, come Balika e Sita, hanno deciso di prendere in mano le redini della propria vita e cambiare il proprio destino. Donne coraggiose i cui sforzi e i cui successi restano solitamente in un anonimo silenzio.
Purtroppo è difficile contenere in queste poche righe le emozioni e la formidabile energia di queste donne, raccontare, senza correre il rischio di banalizzarle, le loro storie e la loro ferrea determinazione, cogliere come il percorso offerto dai Centri Donna sia stato un momento importante e decisivo per la loro vita. Tale cammino assume ancor più rilevanza se si pensa che s’inserisce nel contesto di una società fortemente patriarcale, in cui l’identità della donna si forgia secondo il ruolo che essa ricopre in relazione all’uomo - quello di figlia, moglie, madre - e in cui la cittadinanza si può acquisire solo a partire dai 16 anni. Ma deve essere un uomo a chiederla per conto della donna!