Dal sito "Oranges and Olives", post del 16.07.07. Traduzione di Antonella Sacco.
Oggi Bush ha tirato fuori un altro dei suoi infami discorsi: troppi complimenti a Israele e una pacca sulla spalla ad Abbas. E’ tristemente comico ascoltare Bush esprimersi in termini negativi su persone uccise, scagliate ai quattro venti e mascherate da miliziani! Sembrava proprio come se Pietre Botha (l’allora primo ministro del Sud Africa) se ne uscisse congratulandosi nel 1980 con gli abitanti dello Zimbabwe per la loro liberazione dal regime razzista. Ad ogni modo, Bush ha ribadito la sua posizione in favore di uno stato palestinese. E’ dal 1999, durante Arafat, che ogni anno ascoltiamo una promessa di riconoscimento e che, da quando Abbas è andato al potere, appare meno carica di ottimismo e speranza. In entrambe le circostanze i palestinesi hanno applaudito. Tuttavia i nostri presidenti non ci hanno mai spiegato se in verità possiamo permetterci uno stato palestinese. Diamo una occhiata alla storia più recente. Nel gennaio dello scorso anno ci sono state le elezioni. Hamas ha vinto. I finanziamenti sono stati bloccati. Gli impiegati non hanno percepito lo stipendio per 16 mesi. Hamas non se ne è occupato. Fatah poteva occuparsene anche meno. Questa crisi che ci dimostra? Primo, abbiamo un “paese” con una economia che non può sostenere la spesa corrente del governo. In breve, siamo (penso) la sola entità politica sulla faccia della terra che elemosina persino i salari per i propri impiegati. La metà del nostro PIL è rappresentata da aiuti stranieri, la metà della metà rimanente proviene dalle rimesse e meno di un quarto è effettivamente prodotto all’interno della Palestina. Se ora diventassimo uno stato, smetteremmo di essere una questione urgente agli occhi del mondo. Smetteremmo di ricevere gli aiuti internazionali. Se tutto va bene e con un po’ di fortuna tra 50 anni avremo una economia somigliante all’attuale economia dell’Afghanistan. Il partito di governo non è stato in grado di assumersi la responsabilità di questa crisi, l’opposizione non ha fatto nulla. Abbiamo partiti politici incapaci di rappresentare chicchessia. In effetti, questi partiti, malgrado la loro ampia e storica base popolare, sono delle semplici marionette nel gioco locale e internazionale. Così non abbiamo un sistema multi-partitico, ma in verità un sistema multi-stato. Se tutto va bene e con un po’ di fortuna fra 50 anni il nostro si trasformerà nell’attuale sistema politico libanese. Abbiamo più fazioni militari rispetto i nostri vicini. Un amico mi ha raccontato che la Croce Rossa ha dovuto negoziare con 19 differenti gruppi per assicurarsi l’uscita da Gaza. Ed erano naturalmente gruppi moderati disposti a negoziare. Bastano due tizi armati per dare vita a una brigata e terrorizzare i palestinesi, prima ancora che gli israeliani, e sotto la maschera del patriottismo noi siamo costretti ad acclamarli come angeli degli dei. Naturalmente non mi occorre menzionare il fatto che istituzioni come la polizia, il sistema giudiziario, l’assistenza sanitaria sono più inefficienti di quelle dell’ultimo paese sviluppato del mondo. Così Mr Abbas, quando salti fuori e ci dici: vi darò uno stato. Hai idea di ciò che farai il giorno dopo?


L'esercito israeliano deve smettere immeditamente di mettere a repentaglio la vita di civili palestinesi costringendoli a partecipare ad operazioni militari, ha dichiarato l'organizzazione Human Rights Watch oggi.
Nel corso di recenti operazioni militari nella Città Vecchia di Nablus, soldati israeliani hanno costretto con le armi almeno tre palestinesi, due dei quali bambini, a partecipare alla ricerca di sospetti all'interno di alcune abitazioni.
Le leggi umanitarie internazionali proibisocono alle parti in conflitto di usare civili come scudi umani nel corso di operazioni militari.
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Secondo alcune testimonianze raccolte dall'organizzazione umanitaria israeliana 
