Anche a Roma, come in numerose altre città del mondo, oggi 27 aprile si è manifestato per non dimenticare Kareem Amer, il blogger egiziano condannato a quattro anni di carcere per le opinioni espresse nel proprio blog. e per non dimenticare che la libertà di espressione è un diritto fondamentale degli individui nalla società civile.
Alle 10,30 i partecipanti (tra i quali Rosamaria Bitetti, Piero Bonano, Renzo Foa, Alberto Mingardi, Sharon Nizza, Salvatore Rebecchini) si sono mossi da Piazza Montecitorio, di fronte al Parlamento Italiano, per distribuire per le strade e piazze di Roma alcuni volantini e per illustrare a passanti e turisti le ragioni della manifestazione.
Ecco qualche immagine:

venerdì 27 aprile 2007
Il Free Kareem Rally a Roma
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giovedì 26 aprile 2007
Free Kareem, a Roma il 27 aprile, ore 10
Appuntamento per il 27 aprile, a Roma, in piazza Montecitorio, a partire dalle ore 10!
Quasi 6.000 persone hanno sottoscritto petizioni e inviato lettere al governo egiziano e al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti chiedendo il rilascio di Karim. Il caso di Karim, quasi ignorato dai media italiani, è stato invece intensamente seguito da maggiori media del mondo. Il 27 aprile, a Roma, in piazza Montecitorio, a partire dalle ore 10, un piccolo gruppo di persone che hanno a cuore i diritti degli individui si unirà agli svariati drappelli che, in altre capitali, testimonieranno solidarietà a Karim Amer e chiederanno alle autorità politiche di adoperarsi per la sua liberazione. Per informazioni: alberto.mingardi@gmail.com"Dichiaro di rifiutare qualsiasi legge che non rispetti i diritti dell'individuo e la libertà personale": per questa dichiarazione, nonché per aver espresso altre opinioni "pericolose" in merito alla tolleranza religiosa e all'uguaglianza tra i sessi, in Egitto lo studente ventiduenne Abdul Karim Suleiman, ossia Karim Amir, è stato condannato a quattro anni di carcere con l'accusa di avere insultato il presidente egiziano e la religione islamica. Il ricorso in appello ha confermato la sentenza e l'accusa ha ostacolato il lavoro degli avvocati di Karim, che lo difendono a titolo gratuito. La sua famiglia lo ha pubblicamente disconosciuto e il padre ha invocato l'applicazione della sharia (legge islamica). Per aver difeso i principi della libertà di parola, lo Index of Censorship ha insignito Karim del Premio Hugo Young per il Giornalismo per il 2007, mentre il PEN Club britannico lo ha eletto membro onorario dell'organizzazione.
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martedì 24 aprile 2007
"Free Kareem", manifestazione a Roma il 27 aprile
L'organizzazione Free Kareem ha pubblicato l'elenco dei Paesi che hanno organizzato le manifestazioni per la liberazione del blogger egiziano Kareem Amer. In Italia, la manifestazione è prevista per il prossimo venerdì 27 aprile a Roma, in Piazza Montecitorio, di fronte al palazzo del Parlamento (vedi la mappa). L'orario non è ancora stato comunicato, ma abbiamo già "sollecitato" l'organizzatore italiano.
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martedì 17 aprile 2007
Liberate Kareem Amer: il 27 aprile manifestazioni in tutto il mondo
Manifestazioni per la liberazione di Kareem Amer sono state confermate nelle principali città di tutto il mondo, comprese la Repubblica Ceca, il Canada, gli USA, il Regno Unito, il Belgio, la Germani, l'Italia, la Romania. Seguiranno i dettagli sugli orari e i luoghi delle manifestazioni. Per tutte le informazioni, vi invito a visitare il sito Please freeKareem.org
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mercoledì 11 aprile 2007
Il ministro degli esteri egiziano rifuta le critiche per l'incarcerazione di Kareem Amer
Per evitare che la vicenda di Kareem Amer passi nel "dimenticatoio", e con questa il tema della libertà di espressione su Internet, traduciamo questo articolo dal sito "Free Kareem!", pubblicato l'8 marzo 2007:
Poco dopo la sentenza dello scorso 22 febbraio, il Ministro degli Esteri egiziano ha dichiarato pubblicamente che l'ondata di sdegno internazionale seguita alla condanna del blogger egiziano non riveste per lui alcuna importanza. Abbiamo (l'associazione Free Kareem, ndr) tradotto dall'arabo questo articolo di Al-Jazeera Il Cairo condanna le Reazioni alla condanna al carcere del Blogger Ahmed Abul-Gheit considera le critiche alla condanna di Abdul Kareem Suleiman delle interferenze sul sistema giudiziario.L'Egitto critica pesantemente le reazioni alla condanna a 4 anni di carcere del blogger egiziano accusato di attaccare, nel suo blog, l'Islam ed il presidente Hosni Mubarak Il Ministro degli Esteri egiziano Ahmed Abul-Gheit ha dichiarato che nessuno, "chiunque esso sia" deve intromettersi nel lavoro dell'autorità giudiziaria egiziana, ne commentare le sue decisioni. Abul-Gheit ha anche affermato che l'Egitto rifiuta le posizioni di alcuni "media ed organizzazioni non governative straniere", esprimendo il "forte disappunto e la costernazione" dell'Egitto per quanto è stato detto. Un tribunale di Alexandria, nel nord dell'Egitto, ha condannato Abdul Kareem Suleiman a quattro annni di prigione, con l'accusa di disprezzare la religione islamica e di insultare il presidente Mubarak. Il tribunale "Moharram Bek Misdemeanor" ha condannato l'accusato a tre anni di carcere per l'accusa di disprezzo della religione islamica, e ad un anno per le offese al Presidente. Suleiman era uno studente all'Università Al-Azhar, che lo aveva espulso lo scorso anno e che aveva richiesto che venisse processato. E' il primo blogger egiziano ad essere condannato al carcere. Il portavoce del Dipartimento di Stato Americano, Tom Casey, ha dichiarato la propia preoccupazione per l'incarcerazione del blogger Abdul Kareem Suleiman, condannato per aver espresso le propie opinioni. La sentenza è stata criticata anche dalle organizzazioni per i diritti umani egiziane ed estere, quali il "Committee to Protect Journalists" con sede a New York e l'"Egyptian Organization for Human Rights". Otto articoli Suleiman ha firmato i propri articoli con l'appellativo di Kareem Amer. E' stato processato per il contenuto di otto post, pubblicati sul suo blog, nei quali critica fortemente l'Università Al-Azhar, descritta come "l'Università del terrorismo e dell'estremismo". Inoltre, in uno di questi articoli, critica Mubarak, paragonandolo ad un "dittatore faraonico". In un altro articolo intitolato "la nuda verità sull'Islam come la vedo io", Suleiman parla degli scontri tra sette religiose avvenuti ad Alexandria nel 2005, accusando i mussulmani di aver fomentato gli scontri ed infangandone l'immagine. In custodia dallo scorso Novembre, Suleiman non ha mai rinnegato quanto scritto, affermando che gli articoli riflettono solo le proprie opinioni personali. Gli avvocati della difesa hanno dichiarato che ricorreranno in appello contro la condanna, ritenendo ingiusto il processo.Il ministro Abul-Gheit si domandanda come mai il mondo sembri così interessato e preoccupato per l'attività giudiziaria dell'Egitto. A costo di essere anacronistici, una risposta eloquente è stata scritta proprio da Kareem Amer, poco prima del suo arresto:Io dichiaro, in modo franco e netto, che rifiuto e rigetto ogni legge, ogni legislazione, ogni regime che non rispetti i diritti dell'individuo e la libertà personale, e che non riconosca l'assoluta libertà di azione dell'individuo - fintantochè non danneggi chi gli sta attorno -, e che non riconosca l'assoluta libertà delle persone di esprimere le proprie opinioni, quali esse siano, fintantochè queste opinioni siano solo parole e non siano accompagnate da azioni tali da danneggiare gli altri. Allo stesso tempo dichiaro, in modo franco e netto, che tali leggi non possono determinare alcun obbligo per me, nè io ne riconosco l'autorità o l'esistenza. Detesto, con tutto me stesso, chiunque lavori per il loro sviluppo, chiunque le prenda come riferimento, chiunque sia soddisfatto della loro esistenza o ne tragga giovamento. E se queste leggi ci sono imposte, e noi non abbiamo il potere o la forza di cambiarle perchè questo potere è nelle mani di altri, che sono estremamente soddisfatti per l'esistenza di queste leggi e le applicano: nondimeno, tutto questo non mi indurrà alla sottomissione, ne mi metterò calmo in attesa di sollievo o appagamento. Dichiaro inolte che non riconosco la legittimità delle indagini in corso su quanto ho scritto, che rientrano nell'ambito della libertà personale di esprimere le mie opinioni. Questa libertà è sancita dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, che l'Egitto ha sottoscritto. Ma, lasciando stare la Dichiarazione, e anche se non esistesse, e anche se l'Egitto non l'avesse sottoscritta, i diritti umani esistono in quanto tali e non hanno bisogno di una legislazione o di leggi per regolarli o per definirne l'esistenza.
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giovedì 29 marzo 2007
Dal blog di Kareem Amer
Lunedì 11 settembre 2006 Non c’è altra divinità se non l’essere umanoÈ sensato parlare di “restrizioni” alla libertà? Questa domanda mi assale ogni volta che mi imbatto in presunti sostenitori del liberalismo in Medio Oriente e li sento contraddirsi per evitare di scontrarsi con il pensiero corrente, e raccogliere consensi senza prendere in alcun modo in considerazione il significato assoluto del principio cui si appellano. Principio che, ovviamente, contraddice i principi della società ed i valori che ha ereditato. La libertà, per come l’ho imparata, l’ho capita, e per come la intendo, è la liberazione dell’essere umano da tutti gli orpelli che lo opprimono. La schiavitù, che ne costituisce l’antitesi, rappresenta la sottomissione dell’essere umano a restrizioni poste con lo scopo di controllare lui e la sua vita. Dove vi sono restrizioni non vi è libertà, e dove vi è libertà, non vi sono restrizioni. Tutto questo è evidente e non ha bisogno di prove pratiche, ed è illogico obiettare che devono essere presi in considerazione i valori della società o i credo religiosi. O prendiamo come nostro fine la libertà assoluta, oppure è meglio essere onesti con noi stessi ed ammettere di odiare e rifiutare la libertà, e di preferirle l’imposizione di regole e restrizioni. Il rifiuto di limitazioni alla libertà non significa che l’essere umano deve poter fare tutto ciò che è in suo potere fare. Se io sono forte, ciò non significa che devo essere libero di soggiogare chi è più debole. Perché uno dei principi fondamentali, quando si parla di libertà, è non violare la libertà altrui; in questo modo la libertà acquista un significato, e non è semplicemente una giustificazione per le azioni di coloro che, con la forza, sottomettono altri. La libertà, associata alla responsabilità, è un diritto per tutti gli esseri umani, senza alcuna distinzione, e per avere un quadro realistico di questo diritto, ogni singolo individuo deve rispettare la libertà altrui, e non limitarla. È compito della legge organizzare questi aspetti, e fare in modo che ogni individuo non violi la libertà altrui nel nome della “libertà”. Il che ci porta ad un punto importante: la funzione fondamentale della legge è di organizzare le relazioni tra gli individui all’interno della società, e di proteggere la loro libertà dallo sfruttamento o dalla restrizione. I legislatori hanno quindi il diritto di imporre ad altri – alla libertà di altri esseri umani – limitazioni ulteriori, che non hanno nulla a che vedere con la necessità di evitare la violazione della libertà altrui? Ad esempio: la legge può stabilire che è criminale un atto che non ha effetti al di fuori della vita privata di un uomo? Ed è ammissibile imporre per legge ai cittadini degli obblighi che, di fatto, limitano la loro libertà personale? Credo che questi aspetti non rientrino negli scopi per i quali la legge è stata creata e, di conseguenza, questa può essere considerata una deviazione dal suo scopo originario, ossia la protezione della libertà degli individui. E così, da strumento di protezione della libertà individuale ne diventa una restrizione, senza alcun beneficio se non la sottomissione dell’individuo al bene di una nuova organizzazione sociale, che onora la legge più di quanto onori l’uomo (la divinità). L’essere umano viene prima della costituzione dell’organizzazione sociale, e la necessità di costituirsi in una società ha comportato la nascita della legge. E come si sa, una delle più importanti funzioni dell’organizzazione sociale è proteggere, con la legge, l’integrità dei diritti dei singoli individui. Pertanto, è l’individuo –che precede la legge – che deve essere onorato e rispettato, e non la legge (che viene dopo), e che dovrebbe proteggere i diritti degli individui, non limitarli. Indipendentemente dal fatto che questa legge si basi sulle tradizioni, sulla religione, o su di un approccio positivista, non può in alcun caso dominare l’essere umano, e porsi come un fardello suo suoi desideri e sui suoi sogni. Le leggi non sono altro che prescrizioni rigide e sorde, mentre l’essere umano è un insieme di emozioni vive che non possono essere sottomesse a questa sorda entità, e noi non abbiamo alcun diritto di soggiogarlo con queste prescrizioni. In sostanza, dobbiamo risalire alle origini e definire esattamente la funzione della legge nella nostra vita. E, prima ancora, dobbiamo convincere l’essere umano della sua “santità” come individuo, dobbiamo convincerlo che nulla può superarlo in importanza né può stargli davanti. Ne consegue che la legge deve essere a servizio, a protezione e per l’organizzazione della sua vita. Non può essere uno strumento di dominio al quale prostrarsi e rendere onori.
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È sensato parlare di “restrizioni” alla libertà? Questa domanda mi assale ogni volta che mi imbatto in presunti sostenitori del liberalismo in Medio Oriente e li sento contraddirsi per evitare di scontrarsi con il pensiero corrente, e raccogliere consensi senza prendere in alcun modo in considerazione il significato assoluto del principio cui si appellano. Principio che, ovviamente, contraddice i principi della società ed i valori che ha ereditato.
La libertà, per come l’ho imparata, l’ho capita, e per come la intendo, è la liberazione dell’essere umano da tutti gli orpelli che lo opprimono.
La schiavitù, che ne costituisce l’antitesi, rappresenta la sottomissione dell’essere umano a restrizioni poste con lo scopo di controllare lui e la sua vita. Dove vi sono restrizioni non vi è libertà, e dove vi è libertà, non vi sono restrizioni.
Tutto questo è evidente e non ha bisogno di prove pratiche, ed è illogico obiettare che devono essere presi in considerazione i valori della società o i credo religiosi. O prendiamo come nostro fine la libertà assoluta, oppure è meglio essere onesti con noi stessi ed ammettere di odiare e rifiutare la libertà, e di preferirle l’imposizione di regole e restrizioni.
Il rifiuto di limitazioni alla libertà non significa che l’essere umano deve poter fare tutto ciò che è in suo potere fare. Se io sono forte, ciò non significa che devo essere libero di soggiogare chi è più debole.
Perché uno dei principi fondamentali, quando si parla di libertà, è non violare la libertà altrui; in questo modo la libertà acquista un significato, e non è semplicemente una giustificazione per le azioni di coloro che, con la forza, sottomettono altri.
La libertà, associata alla responsabilità, è un diritto per tutti gli esseri umani, senza alcuna distinzione, e per avere un quadro realistico di questo diritto, ogni singolo individuo deve rispettare la libertà altrui, e non limitarla.
È compito della legge organizzare questi aspetti, e fare in modo che ogni individuo non violi la libertà altrui nel nome della “libertà”.
Il che ci porta ad un punto importante: la funzione fondamentale della legge è di organizzare le relazioni tra gli individui all’interno della società, e di proteggere la loro libertà dallo sfruttamento o dalla restrizione. I legislatori hanno quindi il diritto di imporre ad altri – alla libertà di altri esseri umani – limitazioni ulteriori, che non hanno nulla a che vedere con la necessità di evitare la violazione della libertà altrui?
Ad esempio: la legge può stabilire che è criminale un atto che non ha effetti al di fuori della vita privata di un uomo? Ed è ammissibile imporre per legge ai cittadini degli obblighi che, di fatto, limitano la loro libertà personale?
Credo che questi aspetti non rientrino negli scopi per i quali la legge è stata creata e, di conseguenza, questa può essere considerata una deviazione dal suo scopo originario, ossia la protezione della libertà degli individui. E così, da strumento di protezione della libertà individuale ne diventa una restrizione, senza alcun beneficio se non la sottomissione dell’individuo al bene di una nuova organizzazione sociale, che onora la legge più di quanto onori l’uomo (la divinità).
L’essere umano viene prima della costituzione dell’organizzazione sociale, e la necessità di costituirsi in una società ha comportato la nascita della legge. E come si sa, una delle più importanti funzioni dell’organizzazione sociale è proteggere, con la legge, l’integrità dei diritti dei singoli individui.
Pertanto, è l’individuo –che precede la legge – che deve essere onorato e rispettato, e non la legge (che viene dopo), e che dovrebbe proteggere i diritti degli individui, non limitarli.
Indipendentemente dal fatto che questa legge si basi sulle tradizioni, sulla religione, o su di un approccio positivista, non può in alcun caso dominare l’essere umano, e porsi come un fardello suo suoi desideri e sui suoi sogni.
Le leggi non sono altro che prescrizioni rigide e sorde, mentre l’essere umano è un insieme di emozioni vive che non possono essere sottomesse a questa sorda entità, e noi non abbiamo alcun diritto di soggiogarlo con queste prescrizioni.
In sostanza, dobbiamo risalire alle origini e definire esattamente la funzione della legge nella nostra vita. E, prima ancora, dobbiamo convincere l’essere umano della sua “santità” come individuo, dobbiamo convincerlo che nulla può superarlo in importanza né può stargli davanti.
Ne consegue che la legge deve essere a servizio, a protezione e per l’organizzazione della sua vita.
Non può essere uno strumento di dominio al quale prostrarsi e rendere onori. 