mercoledì 28 marzo 2007

Pakistan: il piacere di essere pakistana

Dal sito Mideastyouth, post del 28 marzo 2007 di Huma:

Nell'ultimo mese mi hanno lanciato contro gas lacrimogeni, sono stata braccata dai servizi segreti, mi hanno messo sotto controllo il telefono. Ho incontrato politici che mentono spudoratamente, ho visto poliziotti piangere e pakistani bombardare altri pakistani in Baluchistan, un salto indietro all'età della pietra. Ho visto bambini morire in Baluchistan; famiglie distrutte, e funzionari delle organizzazioni umanitarie incapaci di aiutare, sotto la pressione del governo che rifiuta di riconoscere che qui i bambini muoiono. Ho visto attaccare i media, e ho visto avvocati presi a bastonate. Ho visto le maggiori istituzioni del Paese venire attaccate dal governo, e ho visto il Presidente della Corte Suprema del Pakistan trattato peggio di un animale. Ho sentito centinaia di persone istruite chiamare "cane" il Presidente Musharraf, e poi affermare che chiamare Musharraf "cane" era un insulto per i cani. Ho visto l'apatia ai suoi massimi livelli, e ho visto destarsi per la prima volta la consapevolezza delle elite. Ho visto Musharraf acclamato dagli USA come un importante alleato, e i diritti umani vengono violati quotidianamente, e la gente comune subisce l'inflazione crescente, e l'esercito ha occupato tutte le posizioni di potere nel Paese, e la democrazia è diventata un gioco con cui trastullarsi. Come vorrei essere cieca.

Foto reportage: Zia, un operaio pachistano a Dubai

Ieri è stato pubblicato il primo fotoreportage su "theViewPoint.org", e siamo molto orgogliosi di questo risultato. E' un racconto breve, due fotografie e poco testo, ma completo. ZIA © per i testi e le foto Mohamed Somji (sito web: Seeing Things) Fotoreportage di Mohamed SomjiIncontro Zia: viene dal Pakistan e lavora come muratore per una società edile a Dubai. E' una delle molte persone che ho incontrato nel corso di un workshop di fotogiornalismo lo scorso agosto; oggi sono andato a trovarlo, con i suoi compagni di stanza, e mi ha raccontato un po' della sua vita. E' sposato con due figlie: Hina, di 4 anni, e una bimba di 11 mesi che non ha mai visto e della quale non ricorda il nome. Ha trascorso in totale meno di tre anni con sua moglie e le sue figlie da quando si è sposato, e si è dovuto spostare a Dubai per lavorare poco dopo (due anni) il matrimonio. Mi dice che cerca di non pensare alla sua famiglia, per rendere meno dolorosa la distanza. Il suo sogno è di tornare presto in Pakistan e di avviare una propria attività nel commercio di mobili. Il suo nome è Zia. Fotoreportage di Mohamed SomjiVive qui, in questo edificio. E' un complesso nuovo di zecca entrato in funzione pochi mesi fa. Vi vivono circa 1.200 operai in 150 stanze, più o meno 8 persone per stanza. Vi sono due grandi cucine, due diversi punti per i bagni e una stanza per le preghiere. Le stanze sono per lo più divise in base alla nazionalità. Tutto sommato mi sembra ragionevole, così è più facile rispettare le preferenze in tema di cibo, religione e quelle culturali. Verso le 6 di sera, quando la maggior parte dei lavoratori rientra dal lavoro, questa è la scena che si presenta: prima si fa la coda per le docce, poi ci si appresta a preparare la cena. E' un momento molto vivace, con i diversi gruppi di persone intenti alle loro attività - sono rimasto inoltre colpito dal colore vivace delle loro divise da lavoro, che ho cercato di catturare in questa foto. Le strutture e le condizioni di questo edificio sono tra le migliori che io abbia mai visto in questa zona, dove vivono decine di migliaia di operai. Data di scatto: 5 marzo 2007 Macchina fotografica: Canon EOS 30D