mercoledì 7 novembre 2007

Congo: i civili in pericolo

© Human Rights Watch

Congo: I Caschi Blu dell’ONU e l’esercito devono proteggere i civili a rischio a Nord Kivu.

(Kinshasa, 23 Ottobre, 2007) – Mentre i politici e i diplomatici congolesi tentano di evitare una guerra su larga scala nelle province orientali a Nord Kivu nella Repubblica Democratica del Congo, l’Osservatorio dei Diritti Umani ha pubblicato oggi un rapporto che documenta orribili assassini, stupri, saccheggi da parte di tutte le parti impegnate nel conflitto.

Il documento di 86 pagione, "Prosegue la crisi a Nord Kivu", elenca i crimini contro i civili da parte dei soldati dell’esercito congolese, delle truppe del generale dissidente Laurent Nkunda, e delle forze di opposizione del Ruanda, dette Forze per la Liberazione del Ruanda (FDLR). La relazione documenta i 18 mesi di conflitto, nel quale i civili sopportano il peso degli abusi.

"Gli sforzi per risolvere il conflitto non hanno ancora portato sollievo alla popolazione locale,” ha riferito Anneke Van Woudenberg, ricercatore per il Congo per l’Osservatorio dei Diritti Umani. “I politici devono passare all’azione, proprio adesso, per proteggere i cittadini del Congo e fare giustizia per per i crimini del passato."
Una tregua vacillante tra l’esercito congolese e le truppe di Nkunda è andata in frantumi alla fine di agosto e gli scontri sono continuati, nonostante l’annuncio del governo, la settimana scorsa, di estendere al 15 ottobre il termine massimo entro il quale le truppe dissidenti devono unirsi all’esercito nazionale.

Nkunda, a capo dei soldati dissidenti, sostiene che sta difendendo i Tutsi del Congo, una minoranza di cui fa parte. Egli afferma che i Tutsi di Nord Kivu, dove ha la sua base, resteranno senza un’adeguata protezione se permetterà alle sue truppe di essere del tutto integrate nell’esercito nazionale e schierate in altri luoghi in Congo.
Le sue forze hanno combattuto anche contro i combattenti del FDLR, molti dei quali fanno parte degli Hutu del Ruanda o sono membri di gruppi congolesi in relazione con gli Hutu. A volte il FDLR ha combattuto contro le truppe dell’esercito congolese ma, in altre occasioni, hanno cooperato con i soldati dell’esercito governativo. Nelle recenti operazioni, il FDLR ha affermato che sta combattendo a fianco dell’esercito governativo contro Nkunda.

Oltre ai civili rapinati e uccisi, i soldati hanno preso parte a stupri di massa e al saccheggio e alla distruzione delle proprietà. Tutte le forze hanno utilizzato soldati bambini ed alcuni comandanti hanno cercato di impedire alle agenzie internazionali per la protezione dei bambini di localizzare e portare via i bambini dalle loro fila.Dalla fine del 2006, il conflitto ha costretto circa 370.000 persone ad abbondonare le proprie case, aggiungendo un ulteriore fardello alle agenzie umanitarie che già stanno cercando di assistere centinaia di migliaia di sfollati delle prime fasi di combattimento.

I Caschi Blu e la comunità internazionale hanno risposto in ritardo alla crisi a Nord Kivu. Il 26 settembre i rappresentanti di Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Belgio e Sud Africa si sono incontrati a New York e hanno riconosciuto il rischio di una estensione della crisi. Hanno inoltre trovato l’intesa su di una “tabella di marcia” per migliorare la situazione della sicurezza, includendo un’azione più decias da parte dei Caschi Blu dell’ONU.

Attualmente ci sono oltre 17.000 Caschi Blu in Congo. Sparsi su tutto il vasto territorio, 4.500 sono stanziati a Nord Kivu. Il loro mandato include la protezione dei civili, includendo l’uso della forza delle armi, se necessario.

“I Caschi Blu dell’Onu devono utilizzare tutte le loro risorse militari e civili per assicurare la protezione ai civili vulnerabili, “ha affermato Van Woudenberg. “Essi devono denunciare le violazioni dei diritti umani ed essere pronti a rispondere a nuove minacce”.

Traduzione di Cecilia Metta.
DR Congo: Army and UN Peacekeepers Must Protect Civilians at Risk in North Kivu

(Kinshasa, October 23, 2007) – As Congolese politicians and diplomats scramble to avoid full-scale war in the eastern province of North Kivu in the Democratic Republic of Congo, Human Rights Watch today issued a report documenting horrific murders, rape, and pillage by all parties to the conflict.

The 86-page report, "Renewed Crisis in North Kivu" details crimes against civilians by Congolese army soldiers, troops of renegade general Laurent Nkunda, and combatants of a Rwandan opposition force called the Forces for the Liberation of Rwanda (FDLR).The report documents an 18-month pattern of conflict where civilians bear the brunt of the abuses.

"Efforts to resolve the conflict have not yet brought relief for the local population," said Anneke Van Woudenberg, senior researcher on the Congo for Human Rights Watch. "Politicians need to take action, right now, if Congolese citizens are to be protected and justice delivered for the crimes of the past."

A shaky ceasefire between the Congolese army and Nkunda’s troops fell apart in late August and skirmishes between them have continued, despite the government’s announcement last week to extend an October 15 deadline for the dissident troops to join the national army.

Nkunda, who leads the dissident soldiers, says he is defending the interests of Congolese Tutsi, a minority group of which he is a member. He claims that the Tutsi of North Kivu, where he is based, will lack adequate protection if he permits his troops to be fully integrated into the national army and deployed to posts elsewhere in Congo.

His forces have also fought FDLR combatants, many of whom are Rwandan Hutu or members of Congolese groups related to the Hutu. At times the FDLR have fought against Congolese army troops but on other occasions, they have cooperated with soldiers of the government army. In recent operations, FDLR were said to be fighting with government troops against Nkunda.

In addition to killing and abducting scores of civilians, soldiers have engaged in widespread rape and in the looting and destruction of property. All forces used child soldiers and some commanders tried to prevent international child protection agencies from locating and removing children them from their ranks.

Since late 2006 the conflict has displaced some 370,000 persons, adding to the burden on humanitarian agencies already trying to assist hundreds of thousands of others displaced by earlier stages of the fighting.

UN peacekeepers and the international community have been slow to respond to the crisis in North Kivu. On September 26 senior representatives from the United States, United Kingdom, France, Belgium and South Africa met in New York and acknowledged the risk of a wider crisis. They agreed to a roadmap meant to improve the security situation, including more robust action by UN peacekeepers.

There are currently over 17,000 UN peacekeeping troops in Congo. Spread throughout the enormous Congo, some 4,500 are based in North Kivu. Their mandate includes protecting civilians, including by the use of armed force if necessary.

"UN peacekeepers must use all their military and civilian resources to ensure protection for vulnerable civilians," said Van Woudenberg. "They must denounce human rights violations when they occur and be ready to respond swiftly to new threats."